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Articoli marcati con tag ‘uva’

focaccia all'uva con latte

Uno dei migliori acquisti che ritengo di aver fatto per la cucina è una vecchia teglia da forno in acciaio,  fatta a mano, e pagata 2 euro ad un mercatino dell’usato. La differenza la vedo in ciò che esce oggi dal forno. Anche quando, come in questo caso, la ricetta è quella di una focaccia molto veloce e che non rischiede nemmeno troppi “maneggiamenti”.

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pane uva passa

Altra cosa abbastanza introvabile, il pane con l’uva. E altra robina tipicamente lombarda. Sto infatti parlando del pane+uvetta passa e non della brioscina con l’uva, del pane condito con solitarie sultanine, del simil plumcake farcito o di manufatti soffici con l’uvetta. Il pane con l’uva è un semplice impasto per pane (beh, semplice si fa per dire) con uva sultanina. Questa premessa la faccio perchè mi è stato davvero molto difficile trovare la ricetta, che alla fine ho scovato nella cucina di Marble (con le dovute modifiche) e che lei riprende da una preparazione delle sorelle Simili.

Questo pane, oltre che sul web, si trova molto difficilemente anche in panificio. A Milano qualche sparuto negozio lo vende ancora (per esempio in via Padova,ang. via Scutari), ma sono casi isolati, per il resto c’è da stendere un pietoso velo. Il pane con l’uva (tradizionale) è, infatti, un pane con una mollica molto morbida ma dalla struttura piuttosto compatta e con una crosta  spessa e croccante. L’esterno è sempre un pò scuro, quasi bruciacciato, e dalla sua crosta emergono piccole uvette annerite dal  calore del forno. L’uvetta poi è tanta, tantissima, e ciò lo differenzia da buona parte delle preparazioni che ho visto in giro. Questo è quello che ricordo io, e questo è anche quello che ricorda mia mamma, che negli anni Sessanta riusciva ancora a trovarlo facilmente.

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A casa mia girava una storiella legata a questa torta, decisamente no frills e tipica del cremasco. In quel di Trescore – paese natio di mia mamma – pare che questo dolce fosse stato inventato da due arcigne sorelle, tali benedète. Queste “streghe”, oramai rassegnate allo stato di signorine – condizione decismanete ignominiosa per l’epoca – sbarcavano più che dignitosamente il lunario grazie alla loro nota parsimonia e a una panetteria, dove si trovava anche qualche dolcetto rustico di tradizione casalinga. Tra le glorie dello spaccio spiccava la Bertolina (qui altrimenti detta Bertoldina o Bertòlda) la cui ricetta – che tenevano ben stretta, al pari della loro virtù – faceva gola a molti.

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