Articoli marcati con tag ‘Pane’
Il mio livello di incompresione per alcuni neologismi o semplici contrazioni è davvero disarmante. Giravo per Coquinaria & C. e leggevo di entusiaste per l’arrivo del Ken. Sulle prime – non scherzo – ho pensato al supposto fidanzato di Barbie. D’accordo, poi non mi ci è voluto molto per capire che si trattava d’altro.
Arrivo al dunque: mi è arrivato il meraviglioso aggeggio della Kenwood. Si vede che è roba inglese (cioè, mi pare fatta sempre in Cina, ma su sguardo vigile di qualche solido e pragmatico anglosassone che fa le cose perchè durino, è evidente). Pesa un accidente e già lo scatolone mostra tutto il senso di superorità d’oltremanica. I caratteri cubitali del logo sono a dir poco esibizionistici e aggirandomi per il parcheggio del negozio dove l’ho acquistato, sono stati in molti che non hanno potuto fare a meno di buttare l’occhio su un macchinario da cucina che esubera l’ingombro di un carrello. Cioè è grande quanto la cucina di molte persone.
E’ da anni che rinuncio a fare la lista dei buoni proposti di inzio anno: non servono a nessuno e portano alla depressione. Quindi non mi iscriverò in palestra, non sistemerò il seminterrato nelle prossime due settimane, non imparerò l’arte della costanza e della disciplina, non cercherò di essere simpatica a tutti i costi (cosa che mi risulta molto semplice), non rinunncerò ai miei analgesici contro l’emicrania a favore dell’agopuntura… ecc. Sono propositi anche questi, in realtà, ma la negazione mi lascia più libertà di scelta: parto da una situazione sfavorevole, magari cambio idea strada facendo.
Ora sull’onda del “non lo faccio” perchè intanto non lo farei comunque, ho deciso, invece, di farmi un grasso gelato, perchè l’avrei fatto in ogni caso. Nessuno mi dica che l’ha già mangiato o lo conosceva perchè non ci credo. Vista la mia recentissima indole all’insolito culinario che mi fa cucinare zuppa di fagioli, verze e castagne (prossimamente su questi schermi) e si rifiuta di accendere i fornelli a Capodanno, ciò che propongo oggi è un insolito gelato fatto con il pane che gli dona un caratteristico “spessore”. E visto che gli orientali hanno da tempo capito che il “gusto” è fatto anche di consistenze e sonorità devo riconoscere a questo occidentalissimo gelato una certa propensione esotica. Ciò che colpisce non è solo il gusto, che ricorda vagamente il caramello salato per via del pane (salato) e dello zucchero di canna (caramellizzato) - e anche qualcosa d’altro che però non ho ancora pienamente identificato – ma la sua eccentrica consistenza, un pò da semifreddo che si unisce alla croccantezza dei cristalli di pane e zucchero. Mi è piacuto.
Altra cosa abbastanza introvabile, il pane con l’uva. E altra robina tipicamente lombarda. Sto infatti parlando del pane+uvetta passa e non della brioscina con l’uva, del pane condito con solitarie sultanine, del simil plumcake farcito o di manufatti soffici con l’uvetta. Il pane con l’uva è un semplice impasto per pane (beh, semplice si fa per dire) con uva sultanina. Questa premessa la faccio perchè mi è stato davvero molto difficile trovare la ricetta, che alla fine ho scovato nella cucina di Marble (con le dovute modifiche) e che lei riprende da una preparazione delle sorelle Simili.
Questo pane, oltre che sul web, si trova molto difficilemente anche in panificio. A Milano qualche sparuto negozio lo vende ancora (per esempio in via Padova,ang. via Scutari), ma sono casi isolati, per il resto c’è da stendere un pietoso velo. Il pane con l’uva (tradizionale) è, infatti, un pane con una mollica molto morbida ma dalla struttura piuttosto compatta e con una crosta spessa e croccante. L’esterno è sempre un pò scuro, quasi bruciacciato, e dalla sua crosta emergono piccole uvette annerite dal calore del forno. L’uvetta poi è tanta, tantissima, e ciò lo differenzia da buona parte delle preparazioni che ho visto in giro. Questo è quello che ricordo io, e questo è anche quello che ricorda mia mamma, che negli anni Sessanta riusciva ancora a trovarlo facilmente.
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