Articoli marcati con tag ‘minestra’
Attorno al minestrone di verdure gravita un equivoco di fondo: non è un piatto autunnale, men che meno invernale, ma primaverile e di quella primavera piena che fornisce zucchine e piselli freschi, carote vigorose e spianci dalla foglia scura e croccante e che, nella bella stagione, si può anche mangiare freddo.

Non ho nessun legame con la terra toscana, le mie origini sono proprio altrove. Invece mio marito ha origini senesi e nonostante le sue altre radici lombarde, noto che i suoi gusti sono molto ancorati a sapori pepati e carnei. Io amo i dolci toscani perchè non li ritengo dei dolci. Per me un dolce è la Saint Honorè e non il panpepato, ma chi mi conosce sa che lo ritengo un plus e preferisco il castagnaccio al profitterol. Invece ho più “problemi” con la cucina toscana tradizionale. Ci sono cose superbe come i pici all’agliona, i crostini neri o la tagliata, ma devo essere onesta, se devo scegliere il piatto della domenica e travalicare i confini regionali, normalmente oriento la mia personale bussola del gusto più a est, nella la ghiotta Emilia Romagna o mi dirigo verso raffinato Piemonte.
Tuttavia c’è una cosa che preferisco della terra toscana all’area, a me più nota, della Lombardia: la zuppa di verdure. Il minestrone alla milanese è squisito, va fatto in stagione, cioè in primavera, quando ci sono tutte le verdure fresche. Io lo faccio di rado, e preferisco mangiare quello di mia mamma che ha la santa pazienza di pulire le verdurine e tagliarle tutte uguali.
Vellutata. Vellllluuuutata…vellllluu-ta-ta.
Vel-lu-ta-ta: la punta della lingua compie un percorso di quattro passi….le prime due sul palato per battere, il terzo e il quarto, contro i denti.
Mi piace solo il nome. E’ così onomatopeico. Tutte quelle L riportano a qualcosa di liquido, morbido e carezzevole, e la U è fatta per suggerire avvolgenza, una specie di onda piena e lenta. E poi quel ta-ta sillabato e dentale, come lo pronunciava anche Humbert Humbert, che qui suggerisce ciò che è denso e cremoso, come le pappe dei bebè.
La vellutata è tale grazie al suo tocco di panna (quella cosa orribile che ora voglio bandire dalle tavole culinariamente più raffinate), che la rende corposa, “soffice” e delicata. Per chi ha una forte repulsione per la panna (siano essi motivi salutistici o di principio) può optare per il latte, come ormai faccio io, che preferisco rendere più leggera la zuppetta, dato che rientra comunque nel computo delle numerose preparazioni che mi tocca preparare da quando ho aperto i battenti del blog.
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