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Articoli marcati con tag ‘miele’

gelato cardamomo e fruit passion

Non è certo una provocazione quella di proporvi il gelato mentre fuori fiocchi di neve, grandi come palle da tennis, scendono odiosamente dal cielo. Ma questo gelato, peraltro dal sapore e connubio esotico e affascinate, è da un pò che mi sta sul gobbo nel freezer. In una bella giornata di ottobre, a seguito di una gita al mercato agroalimentare cittadino, ho comprato qualche grammo di cardamomo, e mi è sembrato giusto usarlo per farne un gelato (quasi semifreddo).

Ecco io l’ho assaporato ieri pomeriggio, durante una merenda atipica nella vasca da bagno (insomma, si vede che mi manca l’estate e il mare), e il suo gusto era così raffinato che ho pensato bene di accompagnarlo ad una lettura adeguata. Dunque, in un arduo sforzo di immaginazione ho pensato di essere sulla battigia, a Santa Margherita Ligure, a mangiarmi il gelato in compagnia di un’amena lettura.

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Considerazione ficosa del giorno. I frutti di primavera piacciono non solo perchè sono buoni, ma anche perchè non se ne può più di mele e arance. Insomma, è come quando vi trovate l’assicuratore a casa, poi anche vostra suocera vi sembrerà un dolce sogno (o qualsiasi altra persona non di vostro gradimento). Anche se paragonare le ciliegie alla suocera (o a qualsiasi altra persona non di vostro gradimento) non è poi così calzante, spero che la metafora sia chiara a tutti e dunque mi chiedo: perchè i frutti autunnali non vengono accolti con lo stesso entusiasmo di quelli primaverili ed estivi? Forse perchè dopo aver goduto di meloni e angurie, fragole e ciliegie, pesche e albicocche ci siamo assuefatti alla bontà e questi ci sembrano quisquilie?

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A casa mia girava una storiella legata a questa torta, decisamente no frills e tipica del cremasco. In quel di Trescore – paese natio di mia mamma – pare che questo dolce fosse stato inventato da due arcigne sorelle, tali benedète. Queste “streghe”, oramai rassegnate allo stato di signorine – condizione decismanete ignominiosa per l’epoca – sbarcavano più che dignitosamente il lunario grazie alla loro nota parsimonia e a una panetteria, dove si trovava anche qualche dolcetto rustico di tradizione casalinga. Tra le glorie dello spaccio spiccava la Bertolina (qui altrimenti detta Bertoldina o Bertòlda) la cui ricetta – che tenevano ben stretta, al pari della loro virtù – faceva gola a molti.

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