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Muffin cioccopera e cardamomo. Prova n.1


L’idea è quella di fare una sfornata di muffin a settimana, considerando che la teglia accoglie 12 tortine possiamo fare questo semplice calcolo: 12:2= 6; quindi, sei colazioni per due. L’idea, però, non è solo quella di diversificare una colazione un pò troppo monotona (almeno la mia). E’ che sono alla ricerca del lievito OGM, del gene modificato, di quella farina extraterrestre che consente a certi muffin statunitensi di avere forme da fungo atomico.

Quello che vedete è il primo tentativo. L’esperimento non è relativo ai “gusti” – anche se una certa attenzione agli abbinamenti c’è, dato che i dolcetti devono essere anche commestibili – ma dovrebbe servire a capire secondo quale principio e procedimento, posso ottenere degli scenografici muffin alla Hulk, ipertrofici e perennemente in tensione, tanto da provocare crepe e strappi nella sua veste.

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Datteri ripieni di mascarpone e cocco

Per concludere in bellezza questa settimana fatta di nebbie e minestre, vi riporto a gusti un pò più tropicali, giusto perchè c’è sempre qualcuno che si lamenta. Su questo bocconcino non c’è molto da dire, se non che è davvero goloso, soprattutto se, come me, non sapete resistere al richiamo dei datteri. Tra l’altro la ricetta non è particolarmente originale, già vista e stravista, ma quella col cocco no, e trovo che sia un abbinamento molto riuscito. Non solo per affinità di latitudini, ma anche per la consistenza, pastoso l’uno, croccante l’altro, il tutto tenuto insieme da una sofficie crema al mascarpone e Cointreau. Calorie? Ma vi interessa saperlo davvero? Intanto non ne mangiate più di uno vero (giusto per ritornare al discorso di ieri…)?

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Croquembouche

Davvero, non avevo animo di fare la Tour Eiffel di bignè. Io queste cose poi me le tengo sul gobbo, mica le distribuisco: la via in cui abito è una landa desolata e la persona a me conosciuta più vicina dista 40 km!

 

Dunque,  per venire incontro a una delle mie recenti voglie, i bignè, ho optato per lo scenografico croquembouche, ma ridimensionandolo alla francese, nel formato petit (poi, che il croquembouche sia grandissimo e francessisimo insieme risulta decisamente un’anomalia). Del resto in Francia hanno fatto di un motto una filosofia: nella botte piccola ci sta il vino buono e ti rifilano letti stretti al prezzo di un matrimoniale oversize. Ma che volete farci, loro son così, prendere o lasciare. Ma contrariamente a ciò che state pensando, la mia non è una velata polemica ad una mania tutta francese,  al contrario. Io condivido pienamente la scelta delle cose piccine e, di fatto, me ne sono appropriata da tempo. Ma avete visto le francesi? Sono tutte (o quasi) magre come un chiodo, nonostante il paté de foie gras di cui, pare, s’ingozzino.  Il trucco? Uno solo: mangiano poco. Certo ci sono i burrosi palets breton che ti riempiono di cellulite solo a guardarli….”ma uno si, mercì“; certo, ci sono anche i Camembert doppiacrema, …”ma quello da un centimetro quadro, garçon “; e poi ci sono le praline …”…una sola e che somigli a un bottone da polisino, monsieur“.

 

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Pesche e amaretti alla piemontese (… o quasi)

Mettiamo una sera di fine estate, tersa e freschina, mettiamo anche 4 pesche di Volpedo, belle fuori e brutte dentro, mettiamoci pure un cerchio alla testa (che vi si vede in faccia) e l’attesa di una collega appena separata, che spasima per vedere la carta da parati stile optical con la quale avete foderato il bagno di servizio. Mettiamo anche che, dopo essersi dilungate oltre il necessario in convenevoli e strizzatine d’occhi, si passi ad ispezionare attentamente lo psicadelico locale lavanderia,  e d’improvviso lei vi chiede: “Allora, per cena che c’è?”

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Tarte Tatin al mango e sciroppo di melissa

La tarte tatin mi piace parecchio, nonostante io non sia proprio una fan sfegatata delle cose dolci. Ma il punto è questo: la tarte tatin è forse un dolce? Bah… un dolce proprio in zona Cesarini. Voglio dire, la brisée è sciapa e in quanto a zucchero…ne ha di più il caffè del mattino.

 

In ogni caso la mia incommensurabile ammirazione va ai francesi, che riescono a realizzare glamour-cosine – fatte di niente e poco altro  -  e a diffonderle orgogliosamente a livello planetario. Un pò come quest’altra cosa qui. Del resto non gli si può dar torto, nella loro disarmante semplicità queste torte son proprio buone.

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