Articoli marcati con tag ‘crostata’
Qualcuno mi deve spiegare perché le fragole fuori stagione (non ho nessuna scusante, sono colpevole di affronto al km 0) sono più buone di quelle che acquisto in stagione.
Oramai la spesa con mio figlio treenne è qualcosa di surreale: lui fa la spesa e io pago. Poi tornati a casa io cucino cercando di tirare fuori un pasto sensato da una spesa fatta prevalentemente di caramelle a forma di coccodrillo, pop corn, Coca Cola, Actimel alla fragola, qualsiasi cosa che abbia un packaging tanto colorato quanto pacchiano, anche se non propriamente commestibile, e fragole, tante fragole…qualsiasi sia la stagione. Le strategie di marketing sono poi fetentissime: le cose più inutili o più care vengono poste ad altezza bimbo. L’innocente intanto non sa che stà a piglià. E nel giro di pochi attimi il pargolo, in tutta autonomia, rende il carrello una graziosissima serra di rossi frutti.
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Sisi, finalmente ho deciso di intaccare la mia riserva aurea di pasta di mandorle per farci una cosa a cui pensavo da tempo: la crema di mandorle, una specie di pasticcera che al posto delle uova ha le mandorle. Una roba buonissima, che è più buona mangiata così, dal padellino, che accompagnata a qualsiasi altra cosa. In ogni caso ho provato ad abbinarla ai fichi supersiti, proprio gli ultimi. Questa delle mandorle con i fichi è un abbinamento che mi ha entusiasmato in passato e ho pensato di riproporlo un una veste un pochino rivistata.
Di fronte a certe ricette bisogna avere la creanza di rimanere composti. La ricetta in questione è una crostata, ma ha l’insolita caratteristica di essere panfortata e di essere stata creata da Cesare Parenti, membro di quella famiglia di farmacisti senesi di cui fece anche parte Giovanni (Righi Parenti). Questa è una di quelle torte severe e antiche, come quelle che piacciono a me. Torte senza fronzoli, orgogliosamente prive di quegli abbellimenti esteriori che spesso servono solo a distrarre da un ripieno insulso. Sono dolci ricchi di charme, sia al palato che alle orecchie.
Una crostata che ha un tocco indubbiamente aristocratico, forte delle sue origini e di qualche suggestione medievale (dalle quali preleva parte dei suoi ingredienti e l’abbinamento “classico italiano”). E leggendo la ricetta, la mia mente vaga di colpo verso Speziali e Farmacisti, broccati e filigrane, sferragliamenti su strette strade cittadine, piatti in peltro e coltelli da scalco, insomma, verso un mondo nel quale questa torta ci sarebbe stata benissimo.
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