Un menu semplice n. 2

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Ricordate il progetto con PAM? In questo periodo è disponibile il nuovo magazine con delle golose ricette primaverili: fragole, piselli, asparagi…insomma tutte delizie stagionali. Tutte cose molto semplici, alla portata di chi non ha tempo nè voglia di trafficare troppo dietro ai fornelli.

A chi non c’era la scorsa volta, ricordo che PAM – la nota catena di supermercati che trovate grosso modo fino a Roma – ha pensato di proporre ai propri clienti un nuovo magazine, che ufficialmente si chiama Pam Panorama Magazine, distribuito dall’inizio di febbraio presso i punti vendita PAM e PANORAMA. Una rivista che avrà cadenza trimestrale e dove potrete trovare diverse ricette (tra cui quelle che vedete anche qui e uscite dal cappello dalla sottoscritta), consigli sui prodotti stagionali, info su vini, benessere e parecchio altro. La rivista è distribuita gratuitamente ma riservata ai titolari di carta fedeltà Per Te.

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Spaghetti (quadri) alle cozze in cocotte

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Iniziamo dalle cozze o dalla cocotte Staub?

Iniziamo dalle cozze, anzi dalla pasta con le cozze. Sì, perchè voi come la fate normalmente?

Io prima di oggi facevo un sugo di pomodoro, poi facevo aprire le cozze e univo queste ultime al primo. Stop.

Poi mi è venuta un’idea; diciamo che ho fatto un pò di necessità virtù.

Inizialmente l’idea era quella di fare delle cozze in guazzetto: cozze + pelati + aglio + erbe aromatiche + pepe + un filo di olio.

Poi ho capito che desinare con 1 kg di cozze in tre non sarebbe stato sufficiente. Allora ho pensato di fare una pasta, ma dato che il “guazzetto” era già pronto, non ho fatto null’altro che lessare la pasta fino a metà cottura e poi, scolata, l’ho unita alle cozze e ho terminato la cottura in cocotte.

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La pizza al piatto come in pizzeria

pizza come in pizzeria

Un paio di anni fa andai a Paestum, in occasione delle Strade della Mozzarella e, se qualcuno lo ricorda, scrissi un post sull’ultima giornata, che fu interamente dedicata alle pizze.

Ci fu una verticale, diremo, sulla pizza. Un certo numero di famosi pizzaioli provenienti da tutta Italia mostrarono a pochi privilegiati, noi, i loro saggi di bravura.

Le pizze, anche se abbastanza diverse tra loro, erano tutte eccelse e grazie a questa esperienza capii – ormai negli anta – che cosa significava una pizza fatta come si deve, in cui gusto, qualità e fantasia si mescolano sapientemente.

Capii di amare immensamente la pizza napoletana. La pizza napoletana ha alcune cartteristiche imprescindibili: cornicione importante, maculato e morbido, pizza sottile ma non secca, impasto alveolato, etereo e non gommoso, pomodoro di qualità e giusta sapidità (quante pizze rovinate da una salsa troppo salata o troppo sciapa) e mozzarella vera (per intenderci, non quella nella bustina di plastica o il noto tronchetto da tagliare a fette). Olio di oliva extravergine.

Se poi la pizza è stata realizzata con le giuste farine e la giusta quantità di lievito e fatta maturare a dovere, risulterà non solo buona ma anche digeribilissima. Sintomo di una pizza mal fatta è un eccessivo senso di pesantezza dopo averla mangiata, gonfiore e sete inestinguibile.

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Cardi gratinati

cardi (1 of 1)Sono probabilmente fuori tempo massimo; i cardi li ho visti fino ad un paio di settimane fa… in ogni caso tenete buona la ricetta per il prossimo anno perché ne vale davvero la pena.

I cardi sono dei costoloni molto coriacei, piuttosto brutti e minacciosi, ma che dopo un lungo lavoro riescono a dare grande soddisfazione. Il loro gusto è molto simile al caciofo, anche se più amaricante.

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Una profumata crostata con lo stampo dei miei sogni

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Lo so, sono cose da food blogger o forse solo da appassionati di cucina, ma mentre la mia amica Claudia colleziona smalti Chanel, io colleziono caccavelle.

La cosa si fa drammatica quando alcuni prodotti o non sono più in commercio, o sono troppo costosi, o semplicemente sono reperibili unicamente all’estero.

Avete idea, per esempio, quanto ci ho messo per trovare due stupidi piatti in metallo smaltato?

Va bene, per farla breve vi dico che era da tempo che facevo il filo alla teglia per crostate “lunga”, con il fondo amovibile. Una cosa furbissima perché la crostata lunga non è semplicissima da estrarre dalla teglia; almeno non per me. Se sono fortunata si sgretolano i bordi, quelli che io vorrei sempre rifiniti al laser, da torta industriale (che poi bisognerebbe sondare il perché, quando siamo al ristorante, siamo catturati dalla torta con qualche imperfezione che fa tanto genuino, poi a casa nostra vorremmo sfornare creazioni perfette, senza segni di cedimento alcuno), se invece la sfiga si accanisce, la torta si crepa e poi si spezza in due. E io le torte così non le presento manco per la colazione in famiglia.

Alla fine sono riuscita a trovarla qui, io che – com’è noto – ormai prediligo il pericolosissimo acquisto complusivo on-line.

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I bignè di Ernst Knam e ricordi (non miei)

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E’ che a volte piglia quella voglia di buono che…

Dovete sapere che mio marito nasce  e cresce a Milano, periferia nord- ovest, quatriere Certosa, nelle immediate vicinanze del Cimitero Maggiore. Insomma un postaccio.

All’inizio degli anni Settanta, quando l’abitudine di sani genitori era quella di lasciare che i bambini viaggiassero in auto senza cinture di sicurezza, di usare la saliva per togliere loro lo sporco dai visi, di guardare con indulgenza (o forse no, manco guardavano) i figli che condividevano con gli amici la stessa cannuccia, o lasciarli giocare con colori al piombo o con carrellini di compensato che schizzavano giù all’impazzata dalle rampe dei box, bene, in quei famosi anni Settanta, mio marito, che era un fanciullo di otto anni, usciva di casa a metà pomeriggio e non tornava prima del tramonto. L’unico modo di comunicare era urlare dal balcone e rispondere dalla strada, se non si era altrove.

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Un menù semplice

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Non ho avuto il blocco dello scrittore, no, è che tra una vettura da riparare, un nuovo gatto nero da educare, l’influenza da smaltire e qualche altra piccola incombenza domestica ho lavorato a un bellissimo progetto.

Sì, perché, sembra strano a dirsi, ma io lavoro anche. Nel tempo che mi rimane, quello libero 😉

Dicevo… un bellissimo progetto, firmato PAM.

PAM – la nota catena di supermercati che trovate grosso modo fino a Roma – ha pensato di proporre ai propri clienti un nuovo magazine, che ufficialmente si chiama Pam Panorama Magazine, distribuito dall’inizio di febbraio presso i punti vendita PAM e PANORAMA. Una rivista che avrà cadenza trimestrale e dove potrete trovare diverse ricette (tra cui quelle che vedete anche qui e uscite dal cappello dalla sottoscritta), consigli sui prodotti stagionali, info su vini, benessere e parecchio altro. La rivista è distribuita gratuitamente ma riservata ai titolari di carta fedeltà Per Te.

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Curd al passion fruit ( o maracuja)

curd (1 of 1)Il maracuja per me è stata una scoperta relativamente recente. Ho anche scoperto ancor più recentemente – cioè oggi – che è una varietà di Passiflora. Si chiama Passiflora edulis; insomma è cugina stretta di quei meravigliosi fiori che in estate adornano anche il mio giradino.

L’aspetto esteriore di questi frutti è tutt’altro che affascinante, dunque, data la mia disamina assai superficiale, non li ho mai acquistati.

Poi galeotta fu una  vacanza alle Canarie. Lì evidentemente sono un frutto quasi nazionale : lo si trova un pò dappertutto, in tutte le forme e a poco prezzo.

M’innamorai del maracuja durante una di quelle indolenti colazioni vacanziere, consumata rigorosamente al bar dove insieme al caffelatte (il cappuccino all’estero non se pò guardà) e a un pain pain au chocolat mi portarono un frullato di maracuja.

Questo frutto ha un sapore complesso, che ricorda vagamente la pesca, ma più acidulo e con un vago sentore di qualche fiore.

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Pàvlova esotica

pavlova1 (1 of 1)Non so se avete notato, ma manco siam riusciti a finire i panettoni natalizi che, eccociqui, con chiacchiere e frittelle di Carnevale.

Il blog non è ancora riuscito a smaltire il menù di Natale (e io i chili), che devo nuovamente metter su la friggitrice.

Bando alle ciance, oggi vi presento un dolce trionfante, trionfale, tronfio; l’apoteosi della panna e degli zuccheri, una nuvola bianca appariscente e squisitissima.

La Pavlova era il mio sogno culinario proibito. Mi è sempre parsa difficilissima, soprattutto in considerazione del fatto che per tanti anni il mio forno non partoriva altro che meringhe carbonizzate.

Poi il miracolo del forno elettrico. Abbastanza scalchignato per giunta. Picchi calorici modesti, ma è quel che ci vuole per le meringhe.

La Pavlova in questione (che, non sapevo, ma si pronuncia pàvlova e non pavlova), ha i sapori esotici grazie a un curd di fruit passion (la ricetta qui) e degli alchechengi tuffati nel cioccolato fondente.

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