Un favoloso e semplicissimo ragù d’anatra

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Non so da voi, ma qui piove e tira vento. E’ un pò strano, perchè sembra di stare sulla riviera ligure, al mare, quando piove e tira vento.

Per questo mi sembra piuttosto naturale presentare una ricetta particolarmente calzante con il clima, davvero saporita e molto, molto confortevole. Anche in caso di nervosismi e pensieri bui.

Consiglio vivamente di provare questo strepitoso ragù, che ha il non trascurabile vantaggio di essere molto semplice da preparare,  con questa pasta fatta in casa o, in alternativa, degli gnocchi realizzati con le vostre manine.

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Aranciata, un’idea naturale

 

aranciataDunque, l’aranciata. Potrei dire la mia bevanda preferita, soprattutto nella versione spermuta, ma anche quella industriale e demoniaca mi ha affascinata per lungo tempo.

Tuttavia, oggi,  in casa mia le bevande gassate non entrano. Nulla di ideologico è che son troppo dolci. E lo zucchero fa male, molto, anche se per anni ci hanno stordito con scemenze varie come quella che lo zucchero fa bene al cervello. L’alibi per diabetici e ciccioni. Lo zucchero non fa bene, crea dipendenza e il suo abuso un sacco di altri problemi.

Se la reprimenda non ha sortito il suo effetto sui golosoni, l’invito di oggi è quello di prendere a farvi le bevande da voi. Quando possibilie. In tal modo potete calibrare la quantità di zucchero, ma, soprattutto, scegliere di utilizzare materie prime di qualità, cioè sane.

Senza voler aprire scenari apocalittici tipici di una certa cultura ecologica che io ritengo un un pò ingenua o sensazionalismi alla Kazzenger,  è da tempo che – complice l’età che avanza e acciacchi vari di origine misteriosa ma che hanno notevolmente abbassato la qualità della mia vita – ho iniziato a prestare molta più attenzione a ciò che mi arriva nel piatto. E la mia evoluzione è stata quella di passare dalla GDO al mercato, dal mercato al bucolico banchetto della Coldiretti, dal bucolico banchetto ai prodotti biologici di Portanatura.

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Taste & More… anch’io!

copertina Taste&More Magazine N°7-web(1)

Il magazine è davvero bello e i servizi pure. E’ sicuramente con una punta d’orgoglio che vi annuncio che dal prossimo numero ci sarò pure io.

Per il momento godetevi il numero sette che è davvero ricchissimo di servizi, idee e nomi che sicuramente conoscete già.

Questo numero invernale, si apre con un servizio sulla pasta fresca, che vi farà buttare alle ortiche ogni proposito di dieta no carb.

A seguire una ricca proposta di sughi, per chi non ha idea di come abbinare le paste del servizio precedente. Insomma, pensiamo anche a chi scarseggia in fantasia ;)

Lo so, forse non dovrei dirlo, ma il sugo ramato mi ha colpita particolarmente; è vero che ultimamente mi sogno la genovese anche di notte. Dovrei forse verificare qualche carenza…

Ecco, pagina dopo pagina troverete anche ricette magiche – sisi proprio esoteriche, insomma per iniziati ai gusti esotici e misteriosi – , fondute e poi… beh mi sembra di avervi detto pure abbastanza e non vorrei davvero rovinarvi il gusto della sorpresa.

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Dolci Petit Beurre

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La mia incessante ricerca verso biscotti sbiciolosi procede. Oggi ci troviamo di fronte ad un esperimento tra i più riusciti per realizzare i celebri petit beurre, una di quelle cose inspiegabilmente introvabili in Italia.

Sembra infatti che nel nostro paese riescano ad arrivare sugli scaffali solo prodotti  poco interessanti. Parlo di biscotti, naturalmente.  I Petit beurre a cui mi riferisco sono quelli della Lu, che poi è Danone e che quindi esiste anche in Italia. Quelli della Danone – a cui ho telefonato – mi hanno detto che nada, in Italia il biscotto burroso non va…boh…ma sarà vero?

Intanto vi anticipo che la ricetta è assai strana, ma forse è il metodo che permette di ottenere biscotti croccanti e sbiciolosi, che l’ho recuperata da un libricino minuscolo che accompagnava uno stampo delizioso.

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I Burger buns più buoni del mondo

BURGER BUNSdefinitivo (1 of 1)Ohhh…oggi ricetta con riflessione, perché tra poco è primavera, o no?

Benché ne dubitiate, molti negozi ce lo stanno facendo credere. Ho già intravisto le nuove collezioni primavera-estate.

La mia consolidata abitudine in questa stagione è fare lo spoglio guardaroba per poi fiondarmi in qualche outlet a fare man bassa di cose inutili e leziosette (in uno stile a metà strada tra la garçonne e la baiadera), pensado alla spiaggia, alle gite, alle colazioni sull’erba.

Ma, per chi è già pigro di natura come me, devastanti sono luoghi di perdizioni come questo qui www.zalando.it . Non devi nemmeno toglierti il pigiama e sei già in negozio. Entri, metti un po’ di roba nella wishlist, ci pensi su qualche giorno, torni, fai mente locale  – e una breve cernita – eliminando le cose non metterai mai (esempio se ti lasci ingolosire da una cosa così rischi poi che le caprette ti facciano ciao!) o quelle che per trascorsi limiti d’età, o decenza, non puoi più indossare. Nell’arco di pochi giorni hai tutto nell’armadio, nella speranza che il sole ricompaia velocemente all’orizzonte, giacché è giusto che se una compra una cosa possa usarla subito.

La premessa è data dal fatto che non più tardi di un mese o due, smaltiti cenoni e panettoni, molte di noi dovranno pensare a rientrare nella taglia dell’estate precedente. Lo so, è un brutto argomento. Qui dovrebbe solo passare golosità e gaiezza, ma diciamo che io, in fatto di linea, almeno al minimo sindacale, ci tengo. Certo poi conciliare la linea con un blog di food non è sempre facile…blablabla…

In questo delirio dietetico salutistico che mi piglia circa due volte l’anno, ho conivolto anche il marito. Non ha opposto grande resistenza, si rende conto che passare in due anni da una taglia a una superiore non è né sano né bello.Il punto però è il controllo. La sera so quello che gli metto nel piatto, ma a mezzodì chi sa quello che mangia. Certo, lui mi dice radicchio col limone,  ma io so che il piatto forte del bistrot che frequenta sono gli ossobuchi e i cotechini.

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Tortelloni di patate e nocciole

ravioliper blog (1 of 1)Qui inizio già a vedere le chiacchiere, ma io sono ancora dietro al menu di Natale.

Si, gli avanzi. O meglio, qualcosa che ho preferito fare in quantità e congelare per potermelo gustare in momenti di minor ingorgo gastrico.

E dato che la genitrice mi ha pure fatto osservazioni poiché su quesi schermi siamo tirchi di primi e secondi mentre abbondiamo di dolci …”quando poi tu manco li mangi“…ecco che cerco malamente di recuperare cercando di ottimizzare le preparazioni per il blog, abbondando e congelando (quello che si può, ovviamente).

Questi tortelloni sono stati il primo del mio pranzo di Natale. Conditi con semplicità: burro al tartufo e nocciole.

Sono un must di mia madre, che per l’occasione mi ha gentilmente onorata della ricetta.

La particolarità di questi tortelloni sta nel ripieno molto leggero, grazie ad una semplice tecnica che consiste nel far asciugare molto bene le patate. L’impasto è molto simile a quello delle patate duchesse.

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Il pesto agli agrumi di Filippo La Mantia

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L’altro giorno mi telefona la Pasqui mentre io stavo – indovinate un po’… – cucinando.

Mi chiede che fai di buono, la pastasciutta le dico io, come incalza lei, col pomodoro rispondo io.

Poi, tra una chiacchiera e l’altra le dico: “Ma sarà mica poca per tre…”

“Perché quanta ne hai fatta?” borbotta lei con tono apprensivo

“150 grammi”

“Beh 150 grammi a testa non mi sembrano pochi…”

“No Pasqualina, 150 grammi in tre!”

“…”

Dall’altra parte del telefono ho avvertito un silenzioso disappunto. Credo di averla ferita.

Per farla breve,  sebbene da queste parti la pasta giri poco e poca (non più di 1 volta a settimana e non più di 70 gr a testa), devo dire che quelle poche volte che me la concedo, cerco di non lesinare in materie prime e ricette felici.

Questa, poi, è felicissima: fresca, profumata, sorprendente. Di chef Filippo La Mantia.

Mi chiedo come ho fatto a non pensarci prima io ;)

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Antiche bontà: tonno di coniglio

tonno di coniglio

Non è che abbia tutta sta voglia di iniziare l’anno.

Il tempo passa, si invecchia e gli acciacchi si fanno via via sempre più frequenti.

Insomma, se non possiamo rallentare lo scorrere del tempo, quantomeno è necessario inziare con un comfort food, ma di quelli raffinati.

Trattasi di tonno di coniglio, un piatto tradizionale piemontese (monferrino, ad essere pignoli), con nome buffo ma davvero squisito. E ve lo dice una che ama poco, pochissimo la carne.

Il mio metodo di cottura differisce leggermente da quello tradizionale, dopo vi spiego il perché.

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Struffoli

struffoliSiete sopravvissuti a cene e cenoni? Io sì, ho pensato bene di farmi venire l’influenza. Tutto sommato non è male: il virus obbliga a rinunciare ad ogni forma di festosa crapuloneria. E’ da prendere con filosofia: un virus può salvare le arterie. Non mi ha però risparmiato giorni e giorni di preparativi.

Chi mi segue sull’altra pagina  – dove golose anteprime si succedono prima che appaiano su questo blog, insomma un privilegio… – ha visto comparire questa delizia napoletana senza che ne fosse annunciata la prossima pubblicazione. E’ perchè il cultone provoca sempre un certo batticuore unito a esitazione.

Ora, io ho più amiche napoletane che milanesi, perché si sa, qui a Milano legare con il prossimo è assai più difficile che in ogni altra parte del pianeta. Va da sé che se l’amicizia è nata è per merito loro, non certo mio.

Tutta questa frequentazione extraregionale ha portato però a interessanti contaminazioni gastronomiche. Insomma chi ero io per preparare gli struffoli a Natale prima di conoscere Pasqualina, Antonia o Assunta…giusto per citarne una manciata? Sarei stata una parvenu. Certe cose vanno tramandate oralmente e infatti Telecom ringrazia.

In realtà non c’è una grande storia da raccontare dietro alla mia voglia di struffoli. C’è sempre stata e una volta vinto il timore reverenziale grazie alle esperte del settore, mi sono buttata.

Ho chiaramente esagerato, tant’è che ora ciambelle di struffoli sono variamente disperse per la regione.

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