Yogurt delle meraviglie…

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Qualche giorno fa mi è stata recapitata una sorta di raccomandata presso la mia casella di posta elettronica. Mittente Facebook. Isso mi sollecitava  – non senza garbo – a far qualcosa: la mia pagina facebook (sempre qui nel caso vogliate aggiungervi) era nullafacente, giaceva inerme in un limbo sospetto, insomma stava(o) facendo flanella. I miei abituali lettori ne avrebbero potuto patire…

Mi ero già preoccupata da sola, in realtà. Ma sapete com’è presa dal caldo improvviso, le belle giornate, le passeggiate in bicicletta, il giardino da riordinare ho trascurato decisamente il blog e la cucina di casa.

Sono quei momenti in cui non si ha nemmeno voglia di raccontare granché, anche perché, a conti fatti, di cose da raccontare ce ne sono pochine.

L’attività prevalente di queste settimane, oltre alle cose succitate, sono le pulizie prima di partire per qualche amena località e le grigliate di fine settimana con gli amici, che per il momento vi risparmio, dovendo ancora mettere a punto alcune tecniche di cottura e alcune ricettine per la bisogna

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Brioche butchy o il panbrioche con la panna

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Si, va bene, ma non vi esaltate sperando di potervi ingozzare di panbrioche come se non ci fosse il famoso domani. D’accordo non c’è il burro – e comunque è già tanta roba, anzi, robba – ma c’è tutto il resto.

Trattasi di un panbrioche che, nell’aspetto e nel gusto è – oserei dire – praticamente identico alla brioche di Nanterre. Ci saranno, poi, i puristi, che diranno che non lo è, che insomma come si fa a dire una boiata simile, che non si può, che non è da blog serio. Ma noi ci accontentiamo, sapendo di ottenere un prodotto ottimo, straordinario e, soprattutto, con la famosa caratteristica fondamentale di tutti i panbrioche degni di questo nome: la filosità.

Comunque dicevo, non c’è il burro, perché ovviamente c’è un trucco, che poi svelerò.

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Bis-cotto(ni) da colazione

bisco (1 of 1)Poiché da queste parti la colazione pare sia diventata il pasto più importante della giornata (e diciamo che dovrebbe essere così per tutti…senza voler insegnare niente a nessuno;) ho iniziato con divertenti sperimentazioni biscottifere e altre amentità, sebbene i biscotti non siano (ormai) proprio la prima scelta per il pasto del mattino. E’ da chiarire, infatti, che un “fondamentale” della colazione di casa mia è la varietà: sia mai che si presenti la stessa roba per due giorni consecutivi. La colazione con caffelatte e 3 biscotti o le fette biscottate l’ho abbandonata da tempo. Nun gne fò.

Non solo per una questione di gusto ma, dopo due ore, è garantito che ho ancora fame, specialmente se la colazione è stata dolce (ovvero come il 99% delle colazioni italiane). Evidentemente ho dei problemi con il metabolisomo degli zuccheri… ma tant’è.

Devo riconoscere che all’inizio non è stato facile, ho dovuto vincere la mia naturale diffidenza nell’affidamri a ricettari stranieri. Perché si sa, là la colazione la fanno meglio. Certo il cornetto con il cappuccino fumante ha sempre un motivo di esistere su questa terra, ma, per me, solo occasionalmente; per quanto mi riguarda è roba di poca sostanza.

Tanto per chiarire il quadro a chi se lo fosse domandato, le mie colazioni comprendono in piuttosto ordine sparso: pancake con ricotta, miele e frutta fresca, yogurt e caffè oppure un paio di crepe con una marmellata aspra, caffelatte e frullato alla futta senza zucchero o toast al prosciutto e formaggio con yogurt, miele e mandorle tritate  e caffè o ancora, una specie di pappone costituito da un porridge variopinto con frutta secca, frutti di bosco, olio di lino, yogurt bianco e miele di castagno sempre con caffè…a volte va bene anche una fetta di primosale con pane tostato. Il miele mi pare una costante.  Insomma vario.

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Risi e bisi

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E’ primavera, e chi fa “food” sa che, più che nelle rose, l’interesse del momento sta sul ramo del ciliegio.

E’ da qualche anno che le mie gite devono avere un risvolto gastronomico, se no picche. Quindi bene la gita presso l’apicoltura dove i bimbi imparano a stare in mezzo agli insetti e nel contempo ci si scucchiaia qualche vasetto di miele; bene la gita alla fattoria d’alta montagna dove i pargoli possono incontrare mucche e caprette e i genitori metter su panza con il burro di malga, ottimo l’incontro con la vigna soprattutto se al ritorno si riescono a evitare i fermi della polizia locale. Insomma tutto fantastico.

L’altro giorno passo davanti a uno di quei mercati paesani di bric e brac (ognuno svuota la sua cantina/soffitta e tenta di venderti delle ciofeche a 30 volte il loro prezzo reale) e tra un piattino sbeccato e una posata mezza arrugginita individuo il banchetto dei coldiretti. Un kg di pisellini novelli alla modica cifra di 2,50 euro. Un affarone dato che in città li ho visti pure a 7 eurini al kg.

PISELLI

Ho fatto risi e bisi, la ricetta veneta tanto amata dal Doge di Venezia e che per tradizione viene realizzata per la festa di San Marco.

Ora sulla ricetta ci sarebbero diverse cose da dire

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Una specie di spring rolls

 

spring2 (1 of 1)E’ una ricetta sui generis, primo perchè ha davvero poco a che fare con i veri involtini primavera cinesi, secondo perchè la loro realizzazione è talmente semplice e veloce che non andrebbe nemmeno menzionata in un blog di cucina serio.

Però, però…c’è un però. Tutti abbiamo prima o poi scorte verdurifere da esaurire. Parlo di carote un po’ agée, cavoli tristi e cipolle erborinate. Che poi non so cosa succede nei frigo di voi altri, ma almeno questa è la periodica realtà che vive il mio frigorifero.

Inoltre mi sono imbattuta nella pasta fillo surgelata, quelle cose che compro perchè so che mi potrebbero piacere ma poi, per un misto di parsimonia (la trovo difficilmente) e incertezza culinaria rimane a decantare in frigo per un po’ troppo tempo.

Vi dicevo, gli spring rolls cinesi  – che trovo tra l’altro buonissimi, anche quelli del cinese sotto casa – io li so pure fare, ci vuole un intero pomeriggio, però poi otterrete una fragranza e sapori unici. Se amate la vita facile devo dire che questa sono una dignitosissima versione, tra l’altro light, il che (sempre in vista dell’estate) non mi pare poco.

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Torta sbriciolata di Assunta con ricotta, fichi e nocciole…

torta Assunta (1 of 1)Sapete chi è Assunta no? Se non lo sapete ve lo dico io: Assunta è la mia referente per i dolci.

Che abbia un talento naturale per i dolci è indubbio, ma lei non li sa solo replicare egregiamente, lei li crea. E mi spiace per gli aficionados di finger food e stuzzichini vari ma, inventare un dolce che “funzioni”, non è come inventare la bruschetta tricolore o il rotolino in pastasfoglia da aperitivo.

Bene, non molto tempo fa, fui invitata ad una cena. In qualità di esimia food-blogger ospite (qui in provincia non sono ancora giunte voci allarmanti e godiamo ancora di un qualche prestigio) mi venne chiesto, nemmeno troppo velatamente, …” tu porta un dolce”. E io, che arrivo sempre a fine pasto piena come un uovo – tanto da non riuscire quasi mai a toccare il dolce -, al dolce non ci penso mai. Quindi mi obbligarono a pensare a un dessert che mi avrebbe stuzzicato anche se piena come un uovo. Capito no?

Allora, pensa tu che penso io, ho fatto pensare Assunta, la quale mi ha proposto, nemmeno troppo velatamente… “tu porta la sbriciolata di nocciole e fichi, che qui in parrocchia se la sono divorata”.

Del resto le parrocchie (ma soprattutto i curati annessi) sono, da sempre, una riserva di palati sopraffini…

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Risotto alle verdure verdi di Primavera

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Mi sono sposata due anni fa, il 21 di aprile, e fui graziata da una giornata di sole sebbene non caldissima. Fui graziata – è proprio il caso di dirlo – poiché le date attorno si rivelarono fredde e piovose.

Ho riproposto a Pasqua uno dei due primi che fu presentato al pranzo di nozze. Un risotto fresco, profumato e croccante che ha  – oggi come allora – riscosso grande successo.

Questa notte ho dormito poco, perdonatemi dunque se non mi intrattengo oltre in conversazioni di circostanza:quelle del lunedì mattina, del post festività, della primavera che si fa attendere e via dicendo.

Insomma, quelle cose per le quali non sono per niente portata.

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Budini di riso alla mia maniera

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A (mia) memoria, i budini di riso sono un dolce tipico toscano, reperibile in tutte le pasticcerie fiorentine e in quasi tutti i bar della città.

Parecchi anni orsono, lavorai per qualche tempo presso il Conservatorio di Firenze, ma in quel paesone – bello, bellissimo – io non ci sapevo vivere.

Troppo diversa da Milano, dai ritmi svelti e dal carattere austero, riservato e sbrigativo ai quali ero abituata; e i fiorentini troppo diversi dai milanesi: di una superbia aristocratica troppo legata al passato, mentre qui, la stessa superbia aristocratica, è sempre troppo legata al presente. Non concosco veri milanesi realmente nostalgici. Un milanese ti farà vedere sicuramente il Duomo o il Castello Sforzesco, ma perchè te lo aspetti, poi passerà ad insistere sulla novità che fu la Stazione Centrale, ispirata ai moderni criteri architettonici del nord Europa, e ai fiammanti grattacieli di Porta Nuova.

Benchè vinsi un concorso e lo vinsi con l’intenzione di rimane in quella città per lungo tempo, capii abbastanza in fretta che “fiorentina” non lo sarei mai diventata. Sarei rimasta per sempre una straniera o, alla meno peggio, una turista. E da straniera mi fu subito chiaro che Firenze è prima di tutto una città per visitatori in vacanza.

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Taste & More e i miei gnocchi al cacao

 

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Lo so sembra un piattino autunnale, ma non lasciatevi ingannare, questa ricetta è come un trench duble-face, si adatta a qualsiasi stagione, a patto che abbiate nei paraggi – anche se vivete a Catania – una Casa del formaggio ben fornita e di larghe vedute – perchè o usate il Piave stravecchio o usate il Piave stravecchio – e siate state così previdenti da surgelare qualche porcino fresco quando ancora in stagione.

Bando alle ciance, anche se oggi è sabato ho un buonissimo motivo per pubblicare il post: Taste & More.

Vi avevo già parlato della rivista (o è più bello dire magazine?) qui, ma questo mese ci sono anche io, con questa saporosa ricetta di cui non vi svelo nulla.

Il gioco consiste nell’andarvela a trovare, pagina dopo pagina, all’interno di questo numero. Non ve ne pentirete. Una goduria per la vista e il palato.

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