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	<title>COOK AND THE CITY &#187; Vino</title>
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	<description>Blog culinario di Sara Melocchi</description>
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		<title>Cin, cin, arrivederci e grazie: brindiamo con Chateau Grillet!</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 09:09:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il tempo è passato con incredibile velocità. Sara mi ospita da oltre un anno nella sezione “vino” dove, strizzando l&#8217;occhio a Bacco, abbiamo chiaccherato amabilmente di bottiglie, produttori, viticoltura italiana e internazionale. Abbiamo toccato la Liguria, siamo andati in Piemonte,Valtellina e Toscana, completando questo giro d&#8217;Italia con le bottiglie più adatte ai ricercati piatti della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/vino-1-of-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10167" title="vino Candrieu Grillet" src="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/vino-1-of-1.jpg" alt="" width="500" height="661" /></a><br />
Il tempo è passato con incredibile velocità. Sara mi ospita da oltre un anno nella <strong>sezione “vino”</strong> dove, strizzando l&#8217;occhio a Bacco, abbiamo chiaccherato amabilmente di bottiglie, produttori, viticoltura italiana e internazionale. Abbiamo toccato la Liguria, siamo andati in Piemonte,Valtellina e Toscana, completando questo giro d&#8217;Italia con le bottiglie più adatte ai ricercati piatti della nostra ospite.</p>
<p><span id="more-8220"></span>Con un balzo siamo andati verso le regioni d&#8217;oltralpe, sorridendo con sguardo malizioso ai vini francesi, spagnoli e tedeschi, senza disdegnare la viticoltura del nuovo mondo, per poi tornare in Italia con una rinnovata consapevolezza sul valore aggiunto delle nostre produzioni.<br />
Oggi questo viaggio finisce qui. Riconsegno le chiavi a Sara <strong>ringraziandola di tutto cuore</strong> per avermi voluta con sé. Continuerò a parlare di vino in altre sedi (<strong><a href="http://www.giordanatalamona.it/" target="_blank">qui</a>, <a href="http://www.tranquilla.it/blog/35/cibo.aspx" target="_blank">qui </a>, <a href="http://www.affaridigola.it/" target="_blank">qui</a>, <a href="http://www.aislombardia.it/" target="_blank">qui</a>, <a href="http://www.aismonzabrianza.it/" target="_blank">qui</a></strong>).</p>
<p>Non posso, tuttavia, lasciare questo spazio senza un&#8217;ultima degustazione che, ne sono certa, chiuderà degnamente la mia rubrica. Ci troviamo in Francia nella piccola zona del <strong>Rodano settentrionale</strong> denominata Condrieu, dove si producono solo bianchi da vitigno Viognier.<br />
<strong>L’Aoc Condrieu</strong>, nata nel 1940, ha avuto fortune alterne, sino a rischiare l’estinzione a metà circa degli anni Sessanta. Vino di carattere, il Condrieu, esattamente come i suoi viticoltori, uomini tenaci e caparbi. Oggi grazie alla loro ostinazione, l’estinzione di questa Aoc è stata scongiurata, ma rimane pur sempre una coltivazione di misura attestatasi, secondo i dati del 2010, intorno ai <strong>136 ettari vitati </strong>di cui<strong> 3,5 </strong>per la sola denominazione<strong>Chateau Grillet</strong></p>
<p>Ecco qualche <strong>etichetta interessante che potreste provare</strong>.</p>
<p><strong><span style="font-size: small;">Viognier 2009 – Le Pied de Samson – Domaine Georges Vernay </span></strong><span style="font-size: small;">(</span><strong><span style="font-size: small;">Viognier 100%): </span></strong><span style="font-size: small;">Giallo paglierino con riflessi dorati. Spiccata nota fruttata (pesca) e floreale (acacia e biancospino). Nuance agrumate completano il quadro olfattivo. In bocca ritorna l’agrumato (mandarino) supportato da un’elegante mineralità. Vino da introduzione notevole, elegante e fine.</span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">Condrieu 2010 – Domaine Les Terres Rotie – Jean-Paul Brun:</span></strong><span style="font-size: small;">giallo paglierino carico con riflessi dorati. Al naso è piuttosto erbaceo (fieno, erbe aromatiche, menta), fruttato (albicocca, pesca), miele, cipria, con avvolgenti richiami minerali. All’esame gustativo colpisce l’equilibrio perfetto tra la morbidezza, tipica del Condrieu, e il suo rientro minerale. Non si sentono note terziarie date dal legno, per la scelta ragionata di utilizzare barriques di terzo, quarto e quinto passaggio. Un vino elegante, da capire.</span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">Condrieu Les Chaillées de L’Enfer 2008 – Georges Vernay: </span></strong><span style="font-size: small;">giallo dorato luminoso. Interessanti profumi di frutta esotica miscelati a ricordi di burro fuso e miele di acacia. Esuberanti note minerali, ancor più incisive di quelle presenti nel vino precedente. Più interessante al naso che in bocca, nonostante la finezza complessiva.</span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">Condrieu Cote Chatillon 2006 – Domaine Bonneford</span></strong><span style="font-size: small;">: dorato brillante. Un susseguirsi emozionale di confettura di albicocche, frutta candita, dattero, miele ed un pizzico di muschio nel rientro. Ricordi eterei che lasciano il posto a note iodate. Morbido, quasi burroso all’assaggio, con ritorni vanigliati, polvere di caffè e finale molto lungo.</span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">Condrieu Chateau Grillet 2005: </span></strong><span style="font-size: small;">giallo paglierino con riflessi dorati. Profumi salmastri e citrini. Leggerissimi richiami di grafite. Merita al palato, più che al naso per le vivide note iodate. Un vino giovanissimo che, forse, per questo non è ancora al massimo delle potenzialità.</span></p>
<p>In alto i calici, <strong>un brindisi a Sara, a voi e al meraviglioso mondo del vino. Cin, cin. </strong></p>
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		<title>Kapnios 2003, l&#8217;amarone campano</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 08:55:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Aglianico amaro del Taburno]]></category>
		<category><![CDATA[amarone campano]]></category>
		<category><![CDATA[enoteca al Ponte]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/vino2-1-of-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8034" title="kapnios etichetta" src="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/vino2-1-of-1.jpg" alt="" width="433" height="650" /></a></p>
<p>Me l’ha consigliato un caro amico bergamasco, <strong>Luca Castelletti</strong> <a href="http://www.vinidivini.com/">dell’Enoteca di Ponte S. Pietro</a>, vero <strong>talent scout di vini</strong>. Lui, infatti, non si accontenta di avere una cantina storica piena zeppa di bottiglie e distillati d’annata, con alcuni pezzi unici introvabili, come l’inestimabile <strong><em>Cognac del 1868</em></strong> appartenuto, nientemeno, a<strong> Napoleone III</strong><em>.</em> Luca è uno scopritore di talenti in piena regola, un cercatore di vini ancora poco noti che come outsiders si classificano, spesso, ai primi posti dei concorsi vinicoli nazionali e stranieri.</p>
<p>E’ grazie a lui se ho scoperto il <strong>Kapnios 2003 </strong>della <a href="http://www.masseriafrattasi.it/">Masseria Frattasi</a>, <strong>Aglianico amaro del Taburno 100%</strong>, che ho portato a cena proprio da <strong>Sara e Marco</strong>. Si tratta di un vino le cui origini sono antichissime, citato nel Naturalis Historia da Plinio e nell’Ateneo I da Platone. L&#8217;appassimento delle uve su graticci conferisce al vino delle note del tutto particolari, che lo fanno lontanamente assomigliare al più noto Amarone della Valpolicella, ma con meno nerbo.</p>
<p><span id="more-7937"></span>Il vino era di un bel <strong>rosso rubino impenetrabile</strong>, con profumi di <strong>confettura di mirtilli e prugne disidratate</strong> che si intervallavano splendidamente ad <strong>aromi di cioccolto e ciliegie sotto spirito</strong> (i boeri!). In bocca era <strong>morbidissimo</strong> e avvogente, con tannini saudenti e <strong>note di caffè e cioccolato fondente</strong>. Insomma proprio un bel vino che noi abbiamo accompagnato alla <a href="http://www.cookandthecity.it/2010/12/29/faraona-alla-romana-2/">faraona alla romana </a>di <strong>Sara</strong>.</p>
<p>Ah, dimenticavo. Andare da lei per una cena vuol dire commettere il più nobile dei <strong>peccati di gola</strong>. Volete sapere il menu di quello che ho definito una simil cena di nozze?<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Antipasto<br />
</strong>- Crostini neri toscani<br />
- Bicchierini di panzanella<br />
- Piccoli bon bon di frutta disidratata con formaggi di capra, pecora e vaccini</p>
<p><strong>Primo</strong><br />
- Briciolata detta altrimenti Pici alle briciole (un piatto da sturbo! mi devo ancora riprendere!)</p>
<p><strong>Secondo<br />
</strong>- Faraona alla romana</p>
<p><strong>Contorno</strong><br />
- Finocchi e arancia</p>
<p><strong>Dessert<br />
</strong>- Gelato di pane con amarene</p>
<p>Sara, quando ripetiamo?:)))</p>
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		<title>Brunello di Montalcino Riserva 1993 Soldera, un incontro inaspettato</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2011 07:53:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordana</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Fatto Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Gianfranco Soldera]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando vai a cena da amici e scopri che qualcuno ha portato un Brunello di Montalcino Riserva di Soldera, non puoi che dire grazie, con lo sguardo colmo di riconoscenza, a chi (Sara e Marco!) ha trasformato quella serata in un evento fuori dal comune. Quando poi scopri che l’annata è, nientemeno, quella del 1993 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/brunello1-1-of-11.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7438" title="brunello Montalcino Soldera" src="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/brunello1-1-of-11.jpg" alt="Soldera 1993 Brunello Montalcino" width="400" height="663" /></a></p>
<p>Quando vai a cena da amici e scopri che qualcuno ha portato un <strong>Brunello di Montalcino Riserva di Soldera</strong>, non puoi che dire grazie, con lo sguardo colmo di riconoscenza, a chi (Sara e Marco!) ha trasformato quella serata in un evento fuori dal comune. Quando poi scopri che l’annata è, nientemeno, quella del <strong>1993</strong> ti dici che la Dea Bendata, una volta tanto, ha baciato sulla fronte proprio te.</p>
<p>E già, perché trovare nel bicchiere un Brunello Soldera del 1993 non è certamente una cosa da tutti i giorni, e non solo per il prezzo che si aggira sulle<strong> 250 euro</strong> per quell&#8217;annata, ma per tutta una serie di considerazione che vengono alla mente. Dopo che ne hai sentito parlare per anni, che hai letto le interviste di <strong>Gianfranco Soldera</strong>, un uomo critico, schietto e tagliente come &#8220;i cocci aguzzi di bottiglia&#8221; di montaliana memoria, non puoi che fermarti a riflettere sul fatto che quel che hai nel bicchiere non è solo vino, ma tradizione di un territorio che è cambiato enormemente, stravolto forse da certe logiche di mercato.</p>
<p><span id="more-7395"></span>&#8220;<em>Negli ultimi trent’anni ci sono stati cambiamenti epocali. Che però sia migliorata la qualità dei vini, è tutto da dimostrare</em>. &#8211; tuonava un anno fa Soldera dalle pagine del <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/14/intervista-ai-personaggi-del-vino-gianfranco-soldera/50489/">Fatto Quotidiano </a>- <em>Basta considerare i fatti: negli anni Settanta io producevo 15.000 bottiglie su 700-800.000 totali di Brunello. Oggi, che si producono più di 7 milioni di bottiglie, e si vorrebbe arrivare a 14 milioni, io continuo a produrre la stessa quantità di vino. Ciò dà la misura del cambiamento. Il mercato del vino è in mano agli industriali, non più ai viticoltori. Di contro c’è una netta diminuzione dei bevitori intenditori&#8221;.</em></p>
<p>Di certo Gianfranco Soldera è un <em>vigneron</em> come pochi ne rimangono ancora, nonostante non venga da una famiglia di viticoltori. Di origini venete, dopo aver lavorato per anni a Milano come broker assicurativo, ha fatto il grande salto nel 1972 andando a vivere con la moglie Graziella a Montalcino, a <strong>Case Basse</strong>. Un micro-ambiente naturale quello in cui coltiva i suoi vigneti, a<strong> 320 metri</strong>, con <strong>esposizione sud ovest</strong>, <strong>clima asciutto e soleggiato</strong>. La concimazione è fatta con sostanze organiche senza l&#8217;uso di diserbanti, i filari, tutti, sono lavorati a mano. Soldera vinifica seguendo ancora la tradizione del territorio, contrario all&#8217;idea di discostarsene. Così la vinificazione avviene in tini e botti di rovere, non si effettuano controlli di temperatura, non si aggiungono lieviti o altro, ma si procede a continui rimontaggi.</p>
<p>Che Soldera non sia per la barrique, non è un segreto per nessuno: &#8220;<em>I sapori e i profumi della quercia non sono quelli dell’uva</em>. &#8211; sempre dal <strong>Fatto</strong> <strong>Quotidiano</strong> &#8211; <em>Se il vino fatto con l’uva ha bisogno della quercia, è perché manca dei requisiti essenziali per essere commercializzato. In ogni caso diventa un prodotto diverso e maschera, cioè nasconde, il prodotto vino</em>&#8220;. Una domenica l&#8217;ho visto anche a Linea Verde, mentre sciorinava una serie di nomi illustri come<strong> Romanée-Contì, Chateau Lafite e Conterno</strong>, grandi produttori che non usano necessariamente la barrique per fare un grande vino (per chi non lo sapesse la barrique è quella piccola botte da 225 litri, con un alto rapporto tra la superficie del legno e il volume del vino, che grazie alla microssigenazione, modifica le caratteristiche del vino, arrotondando i tannini in breve tempo e conferendo delle note speziate al prodotto). Quindi non c&#8217;è da stupirsi se il suo vino riposa per cinque anni in grandi botti di rovere di Slavonia, con un filtraggio che viene effettuato solo poco prima dell&#8217;imbottigliamento. L&#8217;ulteriore affinamento in bottiglia, dai 6 ai 12 mesi completa l&#8217;opera.</p>
<p>Trovarsi davanti ad un <strong>Brunello Soldera</strong>, lo si sarà capito, è pertanto un raro incontro col vino della  <strong>tradizione</strong>, ben lontano con quei vini ruffiani che hanno spopolato nell&#8217;ultimo decennio. Soldera non ama i compromessi, questo sia ben chiaro. E sulle guide cosa pensa? <em>&#8220;La critica vinicola è quasi del tutto inesistente.</em> &#8211; sempre dal Fatto Quotidiano -<em> Esiste la pubblicità all’industria del vino. Le guide hanno fatto pubblicità a vini che avevano bisogno di pubblicità per essere venduti&#8221;.</em></p>
<p>Di tutte queste riflessioni che, nella serata dell&#8217;inaspettato incontro col Brunello Riserva 1993 di Soldera, mi hanno solleticato la mente, mi rimane la scoperta intima e personale di un <strong>vino autentico, complesso</strong>, che ha continuato a cambiare minuto, dopo minuto. Nel bicchiere si è presentato di un bel <strong>color aranciato</strong>, luminoso e con tipica trasparenza da Sangiovese. Al naso abbiamo sentito subito una nota di <strong>pietra focaia</strong> che, dopo un po&#8217;, ha lasciato lo spazio ad un profumo <strong>etereo</strong> di smalti e <strong>petali di rosa essiccata</strong>. Il frutto è arrivato dopo, almeno al mio naso. Non posso dire che si trattasse di semplice <strong>confettura di frutti rossi</strong>, ma di una sua <strong>ulteriore evoluzione</strong>, ancor più intensa e persistente, intervallata da <strong>spezie dolci</strong> di <strong>grande eleganza</strong>. In bocca <strong>tannini sontuosi, vellutati, finissimi, di lunghissima persistenza</strong>. Un vino indimenticabile che vale quel che costa.</p>
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		<title>L&#8217;Aleatico Docg, di&#8230;vino imperatore elbano</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 08:34:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ah, l&#8217;Elba! Talvolta penso che l&#8217;esilio di Napoleone non sia stato poi così male! Se qualcuno di voi è stato su quest&#8217;isola toscana, sa bene cosa intendo. Diciamo che fu un esilio dorato, almeno per certi versi. Breve senza dubbio, visto che Napoleone vi soggiornò per circa un anno, tra il 1814 e il 1815 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/elba1uva-1-of-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7326" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/elba1uva-1-of-1.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p>Ah, l&#8217;<strong>Elba</strong>! Talvolta penso che l&#8217;esilio di Napoleone non sia stato poi così male! Se qualcuno di voi è stato su quest&#8217;isola toscana, sa bene cosa intendo. Diciamo che fu un esilio dorato, almeno per certi versi. Breve senza dubbio, visto che Napoleone vi soggiornò per circa un anno, tra il 1814 e il 1815 andando in seguito incontro al suo destino, la disastrosa battaglia di Waterloo. Nonostante il breve periodo in cui l&#8217;imperatore francese soggiornò all&#8217;Elba, l&#8217;isola conserva ben due residenze-museo che ci ricordano il suo passaggio: la Palazzina dei Mulini e la Villa di San Martino (da non confondere quest&#8217;ultima con la Villa San Martino  ad Arcore&#8230; una casualità del genere vorrà pur dire qualcosa no?).</p>
<p><span id="more-7172"></span>Ma l&#8217;isola d&#8217;Elba non è solo storia, mare e vacanze, ma anche e soprattutto viticoltura, la maggiore entrata per gli abitanti dell&#8217;isola nell&#8217;800, assieme allo sfruttamento minerario e alla pesca.</p>
<p><a href="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/elba-1-of-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7327" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/elba-1-of-1.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p>La <strong>storia della viticoltura dell&#8217;Elba</strong> è fatta, come spesso accade, di corsi e ricorsi storici che hanno segnato un progressivo decadimento della produzione ed una successiva lenta ripresa qualitativa.</p>
<p>Fino al 1860 l&#8217;Elba era una terra di viticoltori e marinai. Un terzo dell&#8217;isola era coltivata a vigna: 5000 ettari vitati su terrazzamenti in collina a sesto di impianto di 10.000 viti. Il vino prodotto veniva consumato in parte sull&#8217;isola ed in parte inviato sulla costa toscana, verso la zona di Bolgheri.</p>
<p>Tutto questo fino al 1970 quando il boom turistico cambiò l&#8217;economia e il paesaggio dell&#8217;isola. Più case, meno vigne era il motto di allora. Le coltivazioni vennero progressivamente abbandonate, arrivando a toccare il minimo storico di 100 ettari sull&#8217;intero territorio elbano. Il periodo fu contraddistinto da produzioni scadenti che interessarono, tra l&#8217;altro, l&#8217;Aleatico liquoroso, un prodotto di scarso pregio, venduto a basso prezzo.</p>
<p><a href="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/elba1-1-of-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7328" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/elba1-1-of-1.jpg" alt="" width="306" height="400" /></a></p>
<p>Corsi e ricorsi storici, dicevamo, così per fortuna, intorno agli anni Ottanta, anche grazie a qualche lungimirante produttore venuto da fuori, si cominciò a reimpiantare le vigne. Nel <strong>1987</strong> fu costituita un&#8217;<strong>Associazione di Produttori</strong> che mise le basi per la riorganizzazione della viticoltura elbana che portò, nel 1999, al riconoscimento di un Disciplinare di produzione che sostituì quello ormai superato degli anni Sessanta.<br />
Un produttore che apprezzo e che ho conosciuto recentemente a una <strong>degustazione di suoi vini </strong>è Arrighi, che si trova a Porto Azzurro, in località Pian del Monte.  Gli ettari vitati sono 300, di cui 40 coltivati a solo Aleatico, il vitigno da cui si ottiene lo storico passito che recentemente ha ottenuto la Docg, l&#8217;ottava per la regione Toscana.</p>
<p>Per ottenere l&#8217;<strong>Aleatico</strong> la vendemmia dev&#8217;essere fatta ai primi di settembre, con un appassimento dei grappoli per contatto<strong> diretto col sole</strong>, per 7-10 giorni consecutivi. L&#8217;uva viene messa in cassette, controllata quotidianamente e girata ogni due o tre giorni, per favorirne l&#8217;appassimento.</p>
<p>Quello seguito dall&#8217;Azienda Arrighi è il <strong>metodo tradizionale</strong>, mentre altri viticoltori utilizzano dei tendoni semovibili che riparano l&#8217;uva dell&#8217;umidità notturna (guazza) e da eventuali precipitazioni atmosferiche. Il grappoli, infatti, sono soggetti a muffe e marciumi indesiderati, molto pericolosi per la produzione del passito. La fermentazione avviene a contatto con le bucce, con una resa massima del 30-35%. Questo significa che da 100 chili di uva si ottengono al massimo 30 litri di passito.</p>
<p>Tra gli altri vitigni coltivati dall&#8217;Azienda ci sono il Procanico e il Sangioveto (Sangiovese piccolo), da vigne di oltre 60 anni; il Moscato, il Procanico Rosa, il Biancone, l&#8217;Ansonica ed altri vitigni scelti a seguito di sperimentazione con l&#8217;Istituto di Viticoltura di Arezzo. E&#8217; il caso del Manzoni, un vitigno di origine veneta, che si adatta molto bene al clima dell&#8217;isola, produce poco e ha grappoli piccoli difficilmente attaccabili dall&#8217;oidio e dalla peronospora. Altri vitigni alloctoni coltivati stabilmente dall&#8217;azienda sono il Sagrantino, lo Chardonnay, il Syrah, oltre ad ulteriori coltivazioni sperimentali che interessano vitigni come il Malbec, il Tempranillo, il Cabernet Sauvignon, il Pinot Nero e il Nebbiolo.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/vini-elba1.jpg"><img class="size-full wp-image-7333 aligncenter" title="vini elba" src="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/vini-elba1.jpg" alt="" width="500" height="380" /></a></p>
<p>Il primo vino che ho degustato dell&#8217;azienda Arrighi è l&#8217;<strong>Eraora 2009</strong>, un Toscana Igt bianco prodotto dall&#8217;assemblaggio di Chardonnay e Manzoni. L&#8217;affinamento avviene in parte in acciaio, a temperatura controllata, ed in parte in barriques sur lie (una nuova ed una dell&#8217;anno precedente). Degustazione: giallo paglierino. Al naso emerge un aroma di erbe aromatiche (menta, basilico) ed una spiccata mineralità. In bocca ritorna la nota minerale accompagnata da una buona freschezza. Abbinamento: seppie alla Capoliverese</p>
<p>Il secondo vino degustato è il <strong>Tresse 2007</strong>, un Toscana Igt Rosso, da Sangioveto (33%), Syrah (33%) e Sagrantino (33%). Il diradamento in vigna è piuttosto spinto, con una raccolta che non supera mai il 1-1,5 chilo per pianta. Il vino fa un passaggio in barriques per 12 mesi e si affina, ulteriormente, per altri 6 mesi in bottiglia. Infine l&#8217;ultimo vino presentato è stato un Aleatico 2009, il passito di cui abbiamo già parlato. Degustazione: rosso rubino tendente al granato. Il bouquet sprigiona subito una marcata nota di cenere, arricchito da sentori balsamici e di spezie. Dopo poco emerge un aroma di caffè e liquirizia che completano il quadro olfattivo. In bocca è potente, con tannini vivi, ma eleganti. Abbinamento: trippa all&#8217;elbana.</p>
<p>Il terzo è l&#8217;Elba <strong>Aleatico 2009</strong> : la vendemmia dev&#8217;essere fatta ai primi di settembre, con un appassimento dei grappoli per contatto diretto col sole, per 7-10 giorni consecutivi. L&#8217;uva viene messa in cassette, controllata quotidianamente e girata ogni due o tre giorni, per favorirne l&#8217;appassimento. Degustazione: rosso rubino carico. I profumi sono tipici del vitigno: viola, marasca e frutta cotta. In bocca è dolce ed avvolgente con una buona acidità che lo rende equilibratoma eleganti. Abbinamento: schiaccia ubriaca dell&#8217;Elba</p>
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		<title>Se il vino lo fa&#8230;il Vip</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 07:35:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sarà che bere un buon bicchiere di vino piace a molti, se non a tutti. Sarà che dire di aver un vigneto in qualche parte del mondo, fa tanto &#8220;bella vita&#8221; o, semplicemente, sarà che molti la vivono come una second life, non virtuale ma reale. Sarà come sarà, ma sempre più volti noti della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/vino-tappo-1-of-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7286" title="vino" src="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/vino-tappo-1-of-1.jpg" alt="vino divo" width="399" height="600" /></a></p>
<p>Sarà che bere un buon bicchiere di vino piace a molti, se non a tutti. Sarà che dire di aver un vigneto in qualche parte del mondo, fa tanto &#8220;bella vita&#8221; o, semplicemente, sarà che molti la vivono come una second life, non virtuale ma reale. Sarà come sarà, ma <strong>sempre più volti noti</strong> della moda, del cinema, della musica e dello sport <strong>hanno legato il proprio nome al mondo del vino</strong>.</p>
<p><strong>Ottavio Missoni</strong> ha dei vigneti in Sicilia, <strong>Lina Wertmuller</strong> produce spumanti in Franciacorta; <strong>Mick Hucknall</strong> leader dei Simply Red fa un Etna Rosso che, manco a dirlo, ha chiamato &#8220;Il cantante&#8221;; <strong>Jarno Trulli</strong>, campione di Formula Uno, fa vini in Abruzzo, <strong>Albano Carrisi</strong> a Cellino San Marco. Insomma, come si sarà capito, i nomi VIP legati al vino sono numerosi e in continuo aumento, ognuno con la propria filosofia e con le proprie concezioni.</p>
<p>La bella <strong>Ornella Muti</strong> (come avrebbe detto una giornalista de &#8220;La vita in diretta&#8221;) ha un&#8217;abbazia a Vallechiara, in provincia di Alessandria, dove produce il Dolcetto d&#8217;Ovada; l&#8217;apneista <strong>Gianluca Genoni</strong> utilizza l&#8217;agricoltura biologica in Oltrepò Pavese; <strong>Jean Alesi</strong>, ex pilota della Ferrari, produce nella Cote du Rhone in Francia; <strong>Stefania Sandrelli</strong> fa il Chianti &#8220;Acino d&#8217;Uva&#8221; in provincia di Siena.</p>
<p>Chi per vocazione, chi per moda, chi per business, ognuno si è lanciato scegliendo fior fior di enologi ed agronomi. Altri nomi? <strong>Christopher</strong> <strong>Lambert</strong>, che in una pubblicità Fiat si presentava dicendo &#8220;Buongiorno sono Christopher Lambert e produco vini&#8221;, ha una tenuta nel Rodano; <strong>Francis Ford Coppola</strong> vincitore di cinque premi Oscar ha un&#8217;azienda a Rutherford nella Napa Valley, mentre <strong>Sting</strong> che vive a Firenze fa un Chianti che esporta all&#8217;estero.</p>
<p>Ma a parte questi nomi internazionali quello che colpisce sono i numerosi divi nostrani: <strong>Diego Abatantuono</strong> produce a Lucca un rosso per &#8220;afecionados&#8221;, <strong>Ron</strong> ha lanciato nell&#8217;Oltrepò Pavese la linea &#8220;Fra Cent&#8217;anni&#8221;, ricordandoci (semmai ce ne fosse stato bisogno!) il suo successo sanremese. E poi <strong>Paolo Rossi, Leonardo Tumiotto, Gad Lerner, Adriano Celentano</strong> e chi più ne ha più ne metta. Ne conoscete altri ?</p>
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		<title>Chablis, lo Chardonnay venuto dal freddo</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 08:57:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordana</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/chalbis-1-of-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7213" src="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/chalbis-1-of-1.jpg" alt="" width="467" height="350" /></a></p>
<p>Tempo fa sono andata in Borgogna, in un viaggio che mi ha portata a toccare sia la Côte-d&#8217;Or che Chablis. Chi ama il vino sa benissimo che quella zona vitivinicola è tra le più importanti al mondo, un luogo imperdibile per chi cerca di capire le varie declinazioni del vino. Vagando a spasso per il paesino di Chablis ci siamo imbattuti in una enoteca che offriva degustazioni di vari produttori della zona&#8230; beh vi dirò, la zona è bellissima, il paesino pure, ma sta di fatto che uscita da quella giornata non potevo certo dire di saperne molto di più su Chablis. La dovuta premessa è che le case vitivinicole più blasonate che avevo contattato si erano negate per una visita, senza neppure degnarsi a rispondere alle mie e-mail&#8230; ah, i francesi&#8230; Detto questo, recentemente ho partecipato ad una serata organizzata da Ais Monza e Brianza che è valsa tutta la mia conoscenza su quella zona.</p>
<p>Chablis è sinonimo di Chardonnay. La zona si trova a nord della Borgogna, più vicino a Parigi che a Beaune, in prossimità della regione dello Champagne, posizione geografica enormemente caratterizzante per la coltivazione del vitigno.</p>
<p><span id="more-7164"></span>Questo significa non solo che rispetto alla Côte-d&#8217;Or i terreni risultano essere diversi, ma che la personalità dello Chardonnay si esprime con un carattere tipico, ben distinto da quello di Beaune. La vicinanza allo Champagne spiega, d&#8217;altra parte, come mai in certe schede tecniche della zona di Aube, si legga “<em>Vin chablisienne avec perlage</em>”, come ad indicare, una volta in più, questa parentela geografica e di terroir.</p>
<p>In cantina lo Chardonnay di Chablis si distingueulteriormente <strong>dal cugino della Côte-d&#8217;Or per l&#8217;affinamento</strong>. La filosofia produttiva vuole un uso esclusivo dell&#8217;acciaio e del vetro, senza alcun passaggio in legno, caratteristica dominante degli Chardonnay opulenti de la Côte de Beaune. Solo ultimamente qualche produttore di Chablis ha iniziato ad utilizzare le botti grandi per smorzare l&#8217;acidità di certe annate, ma nel complesso non può dirsi che i vini ne rimangano stravolti.<br />
Gli ettari vitati sono 4300, collocati su entrambe le sponde del fiume Serein. Il sottosuolo è kimmeridgiano, contraddistinto da presenza di calcare e marne dell&#8217;alto Giurassico, inframezzato da fossili marini “<strong>Exogira Virgola</strong>” risalenti a circa 145 milioni di anni fa. Questo fossile è uno dei responsabili di quelle note sapide, iodate, quasi salmastre di certi vini dello Chablis, soprattutto dei Grand Cru. Scendendo infatti dal pendio della collina (200 m slm) il terreno cambia, con la denominazione qualitativa, proprio a causa della ridotta quantità calcarea e fossile. Non è un caso, quindi, che nelle Aoc Chablis e Petit Chablis il terreno sia più pesante e marnoso, di tutt&#8217;altra natura rispetto alle denominazioni più importanti.</p>
<p>La zona si trova al <strong>48° parallelo nord</strong>, con un clima continentale caratterizzato da estati calde, inverni freddi e frequenti gelate primaverili. Passando tra marzo e aprile a Chablis, può capitare di notare delle grandi stufe poste proprio nel bel mezzo delle vigne, che hanno lo scopo di riscaldare l&#8217;aria ed evitare che le gelate notturne distruggano i germogli. Un altro metodo utilizzato per vincere la natura è quello di spruzzare dell&#8217;acqua direttamente sui tralci, creando una pellicola protettiva di ghiaccio utile per preservare la vite.</p>
<p>Le rigide condizioni climatiche e la particolare composizione del terreno conferiscono ai vini di Chablis quel <strong>tipico carattere</strong> <strong>minerale,</strong> fresco ed incredibilmente riconoscibile che l&#8217;hanno reso famoso nel mondo come lo “<strong>Chardonnay venuto dal</strong> <strong>freddo</strong>”.</p>
<p>L&#8217;<strong>Aoc</strong>, Appellation d&#8217;origine controllee, si distingue in quattro sottodenominazioni, al cui vertice qualitativo si trova lo <strong>Chablis Grand Cru seguito dallo Chablis Premier Cru, dallo Chablis ed infine dal Petit Chablis</strong>. Quest&#8217;ultima denominazione, in particolare, non può dirsi di grande pregio, per i terreni poco vocati ed il clima freddo che conferisce, a questi vini, un&#8217;acidità fin troppo aggressiva.</p>
<p>La grande produzione dello Chablis si trova essenzialmente sulla riva destra della Serein. Non a caso anche i Premier Cru posti su quella sponda, nelle Aoc Montée de Tonnerre, Mont de Milieu e Fourchaume, non hanno da invidiare nulla, o quasi, ai più blasonati Grand Cru Aoc. Quest&#8217;ultimi si dividono in sette Climats, o sottozone, che hanno esposizione a sud sud-ovest: <strong>Vaudésir, Grenouilles, Valmur, Les Clos, Blanchot, Preuses e Bougros</strong>.</p>
<p>Vicino Chablis c&#8217;è la Côte d&#8217;Auxerre, degna di nota per la coltivazione di un vitigno autoctono introvabile altrove: il César. Il nome del vitigno trae origine da Giulio Cesare e dalla campagna gallica che impegnò le legioni romane per ben dieci anni. Verosimilmente, infatti, questo era il vitigno con cui si faceva il vino per le legioni stanziali in Gallia. Si tratta di un&#8217;uva rossa piuttosto tannica, ma piacevole che viene vinificata in purezza o in assemblaggio col Pinot Nero nella Aoc Irancy. Nella stessa zona si coltiva anche il Sauvignon Blanc nella denominazione Saint-Bris Aoc.</p>
<p>Vi lascio la recensione dei vini degustati durante la serata tenuta da Ais Monza e Brianza:</p>
<p>Chablis – Les Vénérables Vielles Vignes – La Chablisienne 2007: giallo paglierino. Al naso emergono subito delle note agrumate che si arricchiscono di pesca gialla, ananas e di una grandiosa nota minerale (gesso e graffite). In bocca ritorna l&#8217;agrume e la nota sapida. Un vino giovane, ben fatto, che si potrà affinare col tempo.</p>
<p>Chablis Premier Cru – Montmains – Jean Paul &amp; Benoit Droin 2007: paglierino luminoso. Buona complessità aromatica, elegante mineralità empireumatica (idrocarburi), mista a frutta matura. In bocca grande freschezza e acidità. Vino ancora giovane, che potrà affinarsi in pochi anni.</p>
<p>Chablis Premier Cru – Vaillons – Vincent Dauvissant 2007: paglierino carico. All&#8217;esame olfattivo si sente un bouquet fruttato (agrumi, melone, ananas, pesca), con un sentore solforato caratteristico misto ad una nota di terra bagnata. In bocca il solforato scompare per lasciare spazio all&#8217;agrume ed al gesso. Buona potenzialità di invecchiamento.</p>
<p>Chablis Grand Cru – Valmur – Jean Paul &amp; Benoit Droin 2008: giallo paglierino carico. Aromi tipici dello Chardonnay più classico, con note di frutta matura (banana), spezie dolci (vaniglia) e cipria sul finire. Meno minerale rispetto agli altri vini degustati. In bocca emerge la nota sapida e di pietra focaia (flint stone). Bastoncino di liquirizia nel retrogusto.</p>
<p>Chablis Premier Cru – Montée de Tonnerre – La Chablisienne 2005: giallo paglierino carico, con grande consistenza. Metano al naso, con aromi sulfurei intervallati a mentolo e gesso. In bocca grandissima freschezza e sapidità.</p>
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		<title>Domenico Clerico, un viticoltore vero</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 07:28:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordana</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/barolo-1-of-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7078" src="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/barolo-1-of-1.jpg" alt="barolo" width="449" height="350" /></a></p>
<p>Qualche settimana fa mi è capitata la rara fortuna di partecipare ad una <strong>verticale </strong>di <strong>Barolo Domenico Clerico.</strong> Se qualcuno di voi conosce il nome del produttore e soprattutto la qualità dei suoi vini, può capire l&#8217;emozione di degustare quattro<strong> Barolo Docg Ciabot Mentin Ginestra</strong>. Le annate? Presto dette: <strong>2006, 2005, 2004</strong> e la divina <strong>1999!</strong> La cosa incredibile che oltre alla verticale di Barolo c&#8217;erano in degustazione quasi tutti i vini dell&#8217;azienda Clerico, compreso il<strong> Barolo Docg Pajana 2006</strong>. All&#8217;appello mancava solo il <strong>Percristina</strong>, una delle punte di diamante Clerico che mi regalerò a breve, sempre che qualcuno non voglia provvedere prima&#8230; nessuno si fa avanti eh? Immaginavo!:)</p>
<p>Stefano Cesana patron de <a href="http://www.ristoranteilchiodo.it/">Il Chiodo </a>di Usmate era riuscito ad avere in sala il produttore stesso, uno di quei <strong>viticoltori “veri”,</strong> che vanno in vigna personalmente ogni santo giorno che Dio manda in Terra.</p>
<p><strong><span id="more-7003"></span>Parlare di Domenico Clerico</strong> è po&#8217; come tracciare la storia dei viticoltori delle <strong>Langhe</strong>. Clerico fa parte di quella generazione che, a partire dalla fine degli anni Settanta, ha saputo credere nel sogno di una viticoltura contraddistinta da alta qualità produttiva, in grado di far scoprire le potenzialità inespresse di quel territorio. Uomini come lui, e come <strong>Angelo Gaja</strong>, furono considerati in quel periodo veri e propri “<strong>modernisti</strong>”, viticoltori nuovi, coraggiosi, che guardarono all&#8217;estero cogliendo, dalla Francia, l&#8217;innovazione del diradamento in vigna e l&#8217;utilizzo della barrique in cantina. All&#8217;esatto opposto stavano i cosiddetti “<strong>tradizionalisti</strong>”, che utilizzavano le botti grandi, vecchie, talvolta esauste; che guardavano al diradamento in vigna come a un sacrilegio contro l&#8217;abbondanza della natura. Nessun sacrilegio, verrebbe da dire, semmai una visione nuova che aveva compreso quali regole si nascondessero dietro alla parola “qualità”.</p>
<p><a href="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/BAROLOX42.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7104" title="BAROLOX4" src="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/BAROLOX42.jpg" alt="" width="500" height="360" /></a></p>
<p>Oggi l&#8217;opposizione tra “modernisti” e “tradizionalisti” non ha più molto senso. Termini desueti, antichi, sorpassati. Chi ha abusato della barrique, andando dietro ad un mercato che chiedeva aromi sfacciati ed opulenti, è tornato sui propri passi. Chi non ha creduto nell&#8217;importanza della botte piccola, si è dovuto alla lunga ricredere. Ecco perché seguendo l&#8217;antico adagio “in medias stat virtus”, è più corretto parlare oggi di viticoltori “<strong>puristi</strong>”. Domenico Clerico lo è certamente. I suoi vini esprimono questa filosofia fatta di valorizzazione del vitigno, di esaltazione dell&#8217;annata e di comprensione profonda del territorio. In cantina la filosofia Clerico utilizza la barrique come uno strumento migliorativo del vino, per esaltarne la struttura, non per snaturarne le caratteristiche. La scelta quindi non può che cadere su tostature lievi, leggere, delicate che abbiano rispetto della materia prima, che sappiano cambiare in base al vino che si vuole ottenere.</p>
<p>L&#8217;azienda si trova a <strong>Monforte d&#8217;Alba</strong>, nelle Langhe, in uno degli undici comuni nei quali si produce il Barolo. Clerico coltiva <strong>Dolcetto, Barbera</strong> <strong>e Nebbiolo</strong>, i tipici vitigni piemontesi. Da quest&#8217;ultimo, il Nebbiolo, che definiscono “un vitigno che dà tanto lavoro, sia in vigna che in cantina”, vengono prodotti tre Barolo, un Langhe Rosso ed un assemblaggio che porta il nome di “Arte”.</p>
<p><strong><em>Ma veniamo alla verticale di Barolo Docg Ciabot Mentin Ginestra</em></strong>.</p>
<p>“Il <strong>2004</strong> è stata un&#8217;annata eccellente. Si andava, quasi, in vigna a prendere il sole!” &#8211; hanno ironizzato Domenico e Luciano. Quest&#8217;annata ha prodotto un grandissimo vino, austero e molto tannico, caratteristica precipua di tutti i Barolo prodotti a Monforte d&#8217;Alba.</p>
<p>Il<strong> 2005</strong>, al contrario, è stata un&#8217;annata più difficile, con periodi caldi intervallati da forti temporali e giornate fredde, nel mese di agosto. Il vero problema si è presentato durante la vendemmia. Domenico ha guardato il cielo, annusato l&#8217;aria e ha deciso di anticipare di qualche giorno la raccolta del Nebbiolo. Questo sesto senso ha salvato le uve da ben otto giorni ininterrotti di piogge torrenziali, creando un prodotto unico nel suo genere. Domenico sostiene, infatti, che le migliori annate, degli ultimi decenni, siano il 1989, 1999 e proprio il 2005. Un vino ancora chiuso ma che, nel giro di qualche altro anno, saprà sprigionare una personalità propria, potente, elegante e complessa.</p>
<p>Il <strong>2006 </strong>è invece un Barolo già pronto, meno potente rispetto al 2004, contraddistinto da una grande eleganza e tannini setosi.</p>
<p>Il Barolo Mentin <strong>1999</strong> è stato definito un eccellente “fuori concorso”, per la superiorità con cui si staccava rispetto alle altre annate. Un vino meraviglioso, perfetto, sia per finezza che per l&#8217;eccelsa complessità gusto-olfattiva.</p>
<p><a href="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/barolo5-1-of-13.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7105" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/barolo5-1-of-13.jpg" alt="" width="268" height="460" /></a></p>
<p><strong><em>Vi lascio le mie note sui vini degustati:</em></strong></p>
<p><strong>Langhe Nebbiolo Capismee 2009:</strong> colore rubino con lampi violacei. Al naso sprigiona la viola, l&#8217;amarena ed il tipico profumo di nocciola che non è dato dall&#8217;affinamento (solo acciaio), quanto dalla tipologia del vitigno. Fresco con tannini vivi.</p>
<p><strong>Barolo Docg Ciabot Mentin Ginestra 2006:</strong> rosso granato. Un naso carico, intenso, molto balsamico. Ritornano a più riprese i frutti rossi (amarena), ed una bella viola appassita. In bocca è morbido, con tannini vivi, finissimo ed elegante. Un vino già pronto.</p>
<p><strong>Barolo Docg Ciabot Mentin Ginestra 2005</strong>: rosso granato. Al naso rimane a lungo chiuso, per poi sprigionare una leggera nota balsamica che lascia il posto alla scorza d&#8217;arancia ed al cioccolato. Al palato ha tannini ancora un po&#8217; grossolani che si affineranno col tempo. Un vino che si farà.</p>
<p><strong>Barolo Docg Ciabot Mentin Ginestra 2004</strong>: rosso granato luminoso. Il bouquet è balsamico (mentolo, eucaliptolo), da cui emergono note di frutta rossa ed un pout pourri di rose secche. In bocca è austero, con tannini potenti ma eleganti.</p>
<p><strong>Barolo Docg Ciabot Mentin Ginestra 1999:</strong> rosso granato tendente all&#8217;aranciato. Un bouquet strepitoso fatto di frutta cotta, spezie dolci, intervallato da ritorni balsamici. Tabacco aromatizzato, cioccolato bianco, etereo sul finale. Al palato ha tannini vellutati, presenti, ma elegantissimi, con una lunghissimo persistenza gusto-olfattiva.</p>
<p><strong>Barbera d&#8217;Alba Trevigne 2008:</strong> colore rubino. La frutta rossa matura emerge come caratteristica dominante sia al naso che in bocca. Acidità spiccata.</p>
<p><strong>Langhe Rosso Arte 2007:</strong> Rubino. Piccoli frutti rossi, vaniglia e spezie. In bocca è morbido ed avvolgente.</p>
<p><strong>Barolo Docg Pajana 2006</strong>: Granato. E&#8217; un vino austero, etereo con note di spezie e liquirizia dolce. In bocca dimostra un grandissimo equilibrio e tannini finissimi.</p>
<p>GIORDANA TALAMONA</p>
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		<title>Se vien voglia di Valtellina, vini e abbinamenti tipici</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 09:21:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordana</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/vino-formaggio-1-of-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6962" title="vino formaggi valtellina" src="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/vino-formaggio-1-of-1.jpg" alt="valtellina vino rosso " width="433" height="650" /></a></p>
<p>Questa mattina mi sono svegliata con <strong>una fame matta, convulsa, disordinata</strong>. Sapete di quelle che ti prendono alle 7.00 del mattino e che, inspiegabilmente, ti chiedono piatti improbabili per il momento della colazione? E già perché mi son svegliata con <strong>un&#8217;improvvisa voglia di pizzoccheri! <img src='http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </strong> Ah, la Valtellina, che voglia di andarci! Così, visto che i miei impegni lavorativi non me lo permettono mi sono lasciata prendere dalla voglia di fantasticare sugli abbinamenti enogastronomici tipici.</p>
<p><strong>Qualche dato sull&#8217;enologia, per i più curiosi</strong>. Gli <strong>ettari</strong> vitati in Valtellina sono <strong>800</strong> con una produzione media di vino che si attesta sui <strong>30.000 ettolitri</strong> all&#8217;anno. La coltivazione si estende per 40 chilometri da Ardenno a Tirano, con Sondrio al centro, in una zona particolarmente vocata per l&#8217;esposizione solare. Il vitigno principe di questa zona è il <strong>Nebbiolo</strong>, detto qui Chiavennasca (che non ha nulla a che fare con il salume tipico), coltivato in terrazzamenti sui quali arriva la mano dell’uomo senza l’aiuto, se non in casi rarissimi, di macchine e trattori. Ecco perché si dice che qui <strong>la viticoltura è eroica</strong> e non è solo un modo di dire. Altri vitigni minori, come <strong>Rossola, Pignola</strong> e <strong>Prugnola</strong>, completano l’ampelografia valtellinese.</p>
<p><strong>I vini</strong>. <span id="more-6856"></span>Il grande vino della zona è lo <strong>Sfurzat o Sforzato di Valtellina Docg</strong>. Pensate che è stato il primo <strong>passito rosso secco italiano</strong> ad aver ottenuto, nel 2003, la Docg. Dopo la vendemmia le migliori uve Nebbiolo vengono poste ad appassire per circa tre mesi su graticci in locali detti “fruttai”, ben areati ed asciutti per evitare la formazione di muffe. Con l’appassimento l’uva ha perso il 40% del suo peso e ha concentrato profumi ed aromi. Dopo la vinificazione, il vino viene lasciato ad affinare per 20 mesi in legno e bottiglia. Il colore è granato, con profumi complessi ed evoluti. <strong>L&#8217;abbinamento</strong>: è un ottimo <strong>vino da meditazione</strong>, pur abbinandosi perfettamente ai<strong> formaggi d’alpe e alle carni</strong>. Lo mangerei volentieri con una <strong>Lepre in salmì</strong> o con dei <strong>Bocconcini di Capriolo.</strong></p>
<p>La produzione del <strong>Valtellina Superiore Docg</strong> si estende tra Berbenno e Tirano con una produzione massima di 8 tonnellate per ettaro. Ha un periodo minimo di affinamento di 24 mesi, di cui almeno 12 in botti di rovere. Questo vino ha cinque sottozone: <strong>Maroggia, Sassella, Grumello</strong>, <strong>Inferno, e Valgella</strong>.</p>
<p>Il primo, <strong>Maroggia</strong>, ha un colore rubino con riflessi granati, sapore asciutto e giustamente tannico. <strong>Si abbina</strong> con <strong>carni rosse, selvaggina</strong> e <strong>formaggi stagionati</strong>. Io me lo immagino con del <strong>Bitto</strong> tagliato a fette, immerso in una <strong>calda polenta taragna,</strong> preparata con grano saraceno<strong>.</strong> Ne sento già il profumino<strong>&#8230;</strong></p>
<p>Il <strong>Sassella </strong>si coltiva nella zona ovest di Sondrio, forse la più famosa della Valtellina il cui nome deriva da un’omonima chiesetta. Ci vedrei bene un <strong>abbinamento </strong>con i tipici <strong>Sciàtt valtessinesi</strong>, delle frittelline di grano saraceno con un goloso<strong> cuore di formaggio Casera</strong>.</p>
<p>Il <strong>Grumello</strong> viene prodotto nella parte est di Sondrio e prende il nome dall’omonimo castello. Ha un profumo intenso e fine, con sapore vellutato e austero. Anche qui si consiglia l’<strong>abbinamento</strong> con <strong>carni importanti e formaggi stagionati</strong>. Uno<strong> Stinco</strong> non mi dispiacerebbe!:)</p>
<p><strong>L’Inferno</strong> è considerato il più austero di tutte le sottozone, con sapore asciutto e leggermente tannico. Trova giusto accostamento con i tipici <strong>piatti valtellinesi, la polenta</strong> ed il tipico <strong>Agnello alla valtellinese.</strong></p>
<p>E per finire il <strong>Valgella</strong> coltivato nei comuni di Chiuro e Teglio, a nord-est di Sondrio. Al naso è delicato e tipico, mentre in bocca ha un sapore morbido e fresco. Di tutti è quello che, per le fresche note floreali, può essere apprezzato anche giovane <strong>con i Pizzoccheri </strong>conditi con verze, patate ed abbondante burro fuso<strong>, </strong>la<strong> bresaola </strong>ed il <strong>violino di</strong> <strong>capra.</strong> In alternativa consiglio anche gli <strong>Gnocchetti di Chiavenna </strong>conditi<strong> con burro, salvia e rosmarino</strong></p>
<p>Il <strong>Rosso di Valtellina Doc</strong> è un vino che viene coltivato nelle stesse zone del Valtellina Superiore Docg, con resa massima di 10 tonnellate per ettaro. Il vino ha 7 mesi di affinamento ed un titolo alcolometrico minimo di 11%. E’ il classico <strong>vino a tutto pasto</strong>, con gusto asciutto e leggermente tannico. Lo proverei con del <strong>Scimudin, una formaggella </strong>a pasta molle da latte vaccino.  <strong> </strong></p>
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		<title>Amore Di&#8230;Vino, fai il test e scopri cosa ti aspetta dopo San Valentino</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Feb 2011 09:32:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordana</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/zamore-di-vino-1-of-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6907" title="amore di vino (1 of 1)" src="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/zamore-di-vino-1-of-1.jpg" alt="" width="450" height="600" /></a></p>
<p>Lo dichiaro subito<strong>: non amo San Valentino!</strong> L&#8217;idea di festeggiare l&#8217;amore una volta all&#8217;anno non mi piace, mi sembra una scusa commerciale per far acquistare fiori, cioccolatini e regali di vario genere. Al contrario, io voglio e pretendo che San Valentino ci sia tutti i giorni, proprio come il buon vino! Ecco perchè mi è venuto in mente questo parallelismo tra amore e vino. Se ci pensate, infatti, la <strong>scelta di un vino passa</strong>, inevitabilmente, <strong>attraverso i sensi, proprio come l’amore</strong>. Vi piace biondo, moro, che sappia di tabacco, che vi ammali col suo fare avvolgente? Ebbene l’amore è un po’ come il vino oppure come un piatto ben riuscito, dove intensità, equilibrio ed affinità elettive trasformano un incontro fortuito in un matrimonio perfetto. Ecco perché ho pensato di pubblicare, dopo San Valentino, <strong>un test</strong> che mettesse in luce il vostro lato enologico nascosto… <strong>Scoprire il vostro vino e piatto dell’amore</strong>… per S. Valentino, come per la vita!  <strong> </strong></p>
<p><strong><span id="more-6866"></span>Per rilassarsi in due non c’è niente di meglio che la vista:</strong></p>
<p>A)     Del mare</p>
<p>B)     Della montagna</p>
<p>C)     Della collina</p>
<p>D)     Del lago  <strong> </strong></p>
<p><strong>Che frutto preferisci?</strong></p>
<p>A)     Il pompelmo rosa</p>
<p>B)     La prugna</p>
<p>C)     La ciliegia marasca</p>
<p>D)     L’ananas  <strong> </strong></p>
<p><strong>Per una ricorrenza vorresti ricevere (o regalare).</strong></p>
<p>A)     Un mazzo di fiori bianchi</p>
<p>B)     Un mazzo di rose rosse</p>
<p>C)     Una scatola di cioccolatini</p>
<p>D)     Una frase d’amore incisa su un minerale  <strong> </strong></p>
<p><strong>Per una cenetta romantica preferiresti trovare:</strong></p>
<p>A)     Involtini di sogliola con porri e zucca</p>
<p>B)    Lasagne alla lepre</p>
<p>C)     Sacher torte</p>
<p>D)     Gamberoni giganti al Cognac  <strong> </strong></p>
<p><strong>Per stupirti il tuo partner dovrebbe organizzare:</strong></p>
<p>A)     Una giornata alle terme</p>
<p>B)    Una notte in un rifugio delle Alpi</p>
<p>C)     Un week end in un castello</p>
<p>D)     Una passeggiata mano nella mano tra i vigneti, cosa volere di più?  <strong></strong></p>
<p><strong>Preferisci:</strong></p>
<p>A) L’estate</p>
<p>B)L’inverno</p>
<p>C) L’autunno</p>
<p>D) La primavera  <strong></strong></p>
<p><strong>Che colore ami?</strong></p>
<p>A)     Il giallo</p>
<p>B)     Il rosso</p>
<p>C)     Il nero</p>
<p>D)     Il verde  <strong></strong></p>
<p><strong>Trovi più sensuali i profumi</strong>:</p>
<p>A)     Agrumati, con una nota marina</p>
<p>B)     Intensi, fruttati e floreali, con un sentore di spezie</p>
<p>C)     Molto intensi e speziatissimi</p>
<p>D)     Freschi, molto eleganti  <strong></strong></p>
<p><strong>Per gli uomini: sei più simile a:</strong> <strong></strong></p>
<p><strong>Per le donne: il tuo partner dovrebbe essere come</strong>:</p>
<p>A)     Totò, solare e simpatico</p>
<p>B)     L’imperatore Francesco Giuseppe, fatto per il comando… ma tanto affascinante</p>
<p>C)     Camillo Benso Conte di Cavour, un vero diplomatico ammaliatore d’altri tempi</p>
<p>D)     Francesco Renga, un artista romantico che ti ha rubato il cuore</p>
<p style="text-align: center;"><strong>RISULTATO </strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Se hai totalizzato più risposte A:</strong> <a href="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/forastera-1-of-11.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6890" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/forastera-1-of-11.jpg" alt="" width="180" height="128" /></a></span> Il tuo vino ideale, per una romantica cenetta a due, è <strong>l’Ischia Forastera Euposia 2009, <a href="http://www.dambravini.com/it/index.php">Casa d’Ambra</a></strong>. D’altra parte per uno come te che ama il mare, l’estate e le terme, non potrebbe essere altrimenti. Ischia è l’isola in cui idealmente vorresti vivere, bevendo tutto il giorno questo vino sapido, dal <strong>bel colore giallo intenso, dai profumi di gelsomino, susina e agrumi</strong>. Il tuo partner dovrebbe essere come questo nettare di Bacco: pieno d’entusiasmo, con tanta energia e freschezza. La ricetta per far scintille ?  <strong>Degli Scialatielli ai frutti di mare</strong>.<strong> Ricetta per due persone</strong>: 150 g di scialatielli, 250 g di vongole, 250 g di cozze, 250 g di tartufi di mare, 12 bicchiere di vino bianco, basilico q.b., 2 spicchi d’aglio, olio extravergine q.b., sale q.b. <strong>Preparazione</strong>: lavate i tartufi, le cozze e le vongole mettendole separatamente a spurgare in acqua fredda per 3 ore. Raschiate le cozze sotto l’acqua bollente e togliere le barbe. Fate aprire i frutti di mare mettendoli in una padella con l’olio, uno spicchio d’aglio e il vino bianco. Togliere quelle rimaste eventualmente chiuse e filtrate il liquido di cottura. In un’altra padella mettere i molluschi, che avrete prima tolto dal gusto, fateli  saltare con l’altro spicchio, l’olio e il liquido di cottura filtrato, per 3 minuti. Nel frattempo fate cuocere gli scialatielli in abbondando acqua salata. Toglieteli al dente e fateli saltare nella padella. Servite subito.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Se hai totalizzato più risposte B</strong>:  <a href="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/hofstatter-1-of-1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6891" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/hofstatter-1-of-1.jpg" alt="" width="180" height="133" /></a></span> Non c’è dubbio che, per una serata d’amore, tu debba scegliere il <strong>Pinot Nero Alto Adige Vigna S. Urbano 2006, <a href="http://www.hofstatter.com/">Hofstatter</a></strong>. Sei una persona decisa, dal temperamento orgoglioso e volitivo. Ami la montagna, la vista delle cime innevate ti dà la giusta carica per le sfide estreme fintanto che, calata la sera, non ami accoccolarti davanti al camino, sdraiato come una pelle d’orso. Per San Valentino, mandati al letto i bambini, riscaldati sotto un caldo plaid col tuo partner, sorseggiando questo <strong>vino rosso</strong> <strong>dall’aroma seducente</strong>. Aspettati <strong>la ciliegia, la rosa</strong> <strong>canina, il pepe, il tabacco, con tannini vellutati ed un lunghissimo finale intrigante</strong>.  Se tornato dalla scalata del K2 avessi ancora tempo per preparare qualcosa, potresti abbinarci un ottimo <strong>Goulash di manzo</strong>.<strong> Ricetta per due persone</strong>: 300 g di polpa di manzo, 1 grossa cipolla, 1 carota, 1 patata, 1 cucchiaio di paprica dolce, 1 spicchio d’aglio, semi di cumino q.b., 1 foglia di alloro, 2 dl di brodo ci carne, olio extravergine d’oliva q.b., sale q.b. Preparazione: tagliate il manzo a cubotti, raschiate la carota e riducetela a rondella. Pelate la patata e tagliatela a dadini. Sbucciate la cipolla, tagliatela sottilmente e fatela rosolare in un tegame con l’olio. Unite la carne e fatela rosolare a fuoco vivace. Aggiungete la paprica, il cumino (a piacere), l’alloro e l’aglio schiacciato. Fate insaporire e coprite la carne con il brodo. Abbassate il fuoco e fate cuocere per 40 minuti. Unite, infine, carote e patate e lasciate cuocere per 20 minuti. Regolate di sale. Servite ben caldo.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Se hai totalizzato più risposte C:</span></strong> <a href="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/barolo-1-of-1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6892" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/barolo-1-of-1.jpg" alt="" width="180" height="136" /></a> Il vino che esalterà appieno i tuoi sensi è il <strong>Barolo Chinato <a href="http://www.marcarini.it/">Marcarini</a></strong>. Sei sensuale, seducente, insomma un vero conquistatore. Chi ti conosce sa che sei un affabulatore nato, una persona complessa che non lascia mai indifferente. O ti si ama o ti si odia. Proprio come questo <strong>vino aromatizzato, denso, con note speziate ed erbacee che conquista solo chi è all’altezza di capirne tutte le sfumature</strong>. Il tuo partner ti dovrà seguire in un percorso fatto di attese, sguardi maliziosi, favole narrate alla luce di una candela che saranno il preludio di una lunga notte d’amore.  Non potrà mancare, a te che sai come esaltare i sensi, una <strong>Cake di cioccolato e zucchina</strong>. <strong>Ricetta per otto persone:</strong> 175 g di burro morbido, 150 g di zuchero bruno, 3 uova, 1 zucchina (grattugiata fine), 50 g di gocce di cioccolato, 50 g di pasta di mandorle (tritata fine), 175 g di farina, 1 cucchiaio lievito vanigliato, 50 g caco amaro, burro e farina per lo stampo. <strong>Preparazione:</strong> accendete il forno sui 180°C. Imburrate e infarinate uno stampo da plum cake. Montate il burro con lo zucchero in modo da ottenere un composto chiaro e gonfio. Sbattete le uova a parte ed aggiungetele al composto. Unite la zucchina grattugiata, le gocce di cioccolato e la pasta di mandorle tritata. Mescolate. Setacciate farina e cacao ed incorporateli al composto. Versate tutto nello stampo ed infornate per 55 minuti. Fate raffreddare per 15 minuti e servitelo tiepido.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Se hai totalizzato più risposte D:</span></strong> <a href="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/franciacorta-1-of-1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6893" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/franciacorta-1-of-1.jpg" alt="" width="180" height="135" /></a> Sei una persona spumeggiante, proprio come il <strong>Franciacorta Francesco Iacono Riserva 2002</strong> <strong><a href="http://www.arcipelagomuratori.it/">Fratelli Muratori</a>,</strong> il vino che ti accompagnerà degnamente questa sera, come nella vita. Sei una persona esplosiva, piena di energia, ma mai greve o sopra le righe. Tutt’altro, la tua raffinatezza ed eleganza sono ciò che, più di qualunque altra cosa, ti sanno contraddistinguere dalla folla. Ami il lago, fare lunghe passeggiate romantiche pensando a quali odi scriverai sulla vita e sull’amore. Poi, di colpo, la tua passeggiata si trasforma in una corsa folle che il tuo partner dovrà saper seguire, se non vorrà perderti dietro il primo angolo. Starti dietro effettivamente non è facile. Sei un soggetto imprevedibile, che canta canzoni d’amore oggi, per fuggire domani e non tornare mai più. Per questa sera, quindi, goditi il momento col tuo amore bevendo questo <strong>spumante da cui emergono eleganti note di crosta di pane, nocciola tostata, ananas, mandarino, pesca e consistenza minerale</strong>. La ricetta ideale ?  Dei <strong>Gamberoni con funghi allo spumante</strong>. <strong>Ricetta per due persone:</strong> 20 code di gamberi, 150 g di funghi porcini,4 dl di spumante, 3 tuorli,5 cucchiai di panna liquida,2 scalogni, prezzemolo tritato q.b., 30 g di burro, olio d’oliva q.b., 1 foglia di alloro, 1 baccello di vaniglia, sale e pepe in grani. <strong>Preparazione</strong>: lavare le code di gamberi, asciugarli e togliere il budellino nero lungo il dorso. Metterli in una terrina, aggiungere la stecca di vaniglia, l’alloro e qualche grano di pepe. Bagnarli con lo spumante e metterli, coperti con della pellicola, in frigorifero per due ore. Pulire i porcini e tagliarli a fettine sottili. Tritare e rosolare gli scalogni con l’olio a fuoco dolce, aggiungere i funghi, sale, pepe e cuocere per 4 minuti. Scolare i gamberoni conservando la marinata. Fateli rosolare in una pentola col burro a fuoco vivo. Sfumate con la marinata ed aggiungete i funghi col fondo di cottura. In una terrina sbattete i tuorli con la panna e due cucchiai di marinata. Togliete i gamberoni dal fuoco. Incorporate la salsina alla panna e mescolate energicamente in modo che non si rapprendano troppo col calore. Mettete i gamberoni su un piatto, aggiungete la salsa e completate con un trito di prezzemolo.</p>
<p>Buon Anti San Valentino a tutti!:)</p>
<p>GIORDANA TALAMONA</p>
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		<title>Winelove, perchè il buon vino non sia un lusso</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 10:51:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gastropolemica]]></category>
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		<category><![CDATA[Lista completa]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
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		<category><![CDATA[identità golose]]></category>
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		<description><![CDATA[Finalmente una manifestazione a cui valga la pena andare! Mi riferisco a Winelove, l’evento dove si incontrano vini dall’ottimo rapporto qualità-prezzo organizzato da Ludovica Amat, quest&#8217;anno arrivato all&#8217;ottava edizione. Il vino è un lusso? Scegliere di bere tutti i giorni una bottiglia di buon vino è impossibile? Forse in questi anni bere è diventato davvero un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/winelove1-1-of-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6779" title="winelove1 (1 of 1)" src="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/winelove1-1-of-1.jpg" alt="" width="458" height="350" /></a></p>
<p>Finalmente una manifestazione a cui valga la pena andare! Mi riferisco a <strong>Winelove</strong>, l’evento dove si incontrano vini dall’ottimo rapporto qualità-prezzo organizzato da <strong>Ludovica Amat</strong>, quest&#8217;anno arrivato all&#8217;ottava edizione. Il vino è un lusso? Scegliere di bere tutti i giorni una bottiglia di buon vino è impossibile?</p>
<p>Forse in questi anni bere è diventato davvero un lusso. Forse. Il vino è stato caricato di troppe <strong>sovrastrutture</strong> che l&#8217;hanno reso, in certi casi, inaccessibile. Quante volte si assiste a rincari motivati solo dall&#8217;inserimento in una guida o perché il produttore di turno ha vinto un premio? Storia vecchia e tutta nuova, questa.</p>
<p><span id="more-6719"></span>Fatto sta che il settore langue, è in crisi, ed ettolitri di vino rimangono sempre più spesso nelle cantine dei produttori, almeno a sentir parlare i distributori.</p>
<p><a href="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/ide01.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6761" title="ide0" src="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/ide01.jpg" alt="" width="500" height="750" /></a></p>
<p>E se per qualcuno bere bene è un lusso, vale la pena accontentarsi? Ci sono in giro certi vinacci&#8230;che sarebbe meglio diluire con l’acqua. Il vino è un piacere, mica un dovere! Non ce l’ha mica ordinato nessuno di “immolarci” come vergini sacrificali sull’altare del vinaio di turno, a volte grandi produttori, e bere un liquido che non dà alcun piacere se non quello di rinfrescare il gargarozzo. Meglio un bel bicchierone d’acqua fresca, dico io!</p>
<p>Perché il concetto è alzare il livello, non accontentarsi di certi prodotti, cercare a tutti i costi la qualità. Qualcuno mi chiederà a quanto ammonti questa “qualità”. Difficile da dire. Ci sono molte variabili che entrano in gioco, ma si tenga sempre conto che una serie di costi fissi incidono inevitabilmente sul costo effettivo del vino.</p>
<p><a href="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/IDE1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6762" title="IDE" src="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/IDE1.jpg" alt="" width="500" height="750" /></a></p>
<p>Quanto costano le bottiglie di vetro, i tappi di sughero, le etichette e il costo del lavoro? Senza contare che se ci troviamo davanti ad un grandissimo vino (la cui alta selezione delle uve ha voluto dire un lavoro improbo in vigna, la successiva vinificazione ha estratto solo la parte migliore dell&#8217;acino e l&#8217;affinamento in bottiglia per qualche anno ha lasciato un capitale fermo), arriviamo a capire anche certi prezzi. La cosa che vorrei passasse è che si possono bere degli ottimi vini anche a prezzi modici.</p>
<p><a href="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/Senza-titolo1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6763" title="Senza titolo" src="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/Senza-titolo1.jpg" alt="" width="500" height="750" /></a></p>
<p>Ecco perché <strong>Winelove è stata una piacevole scoperta</strong>, perché conoscere da vicino vini da vanno mediamente dai <strong>6 ai 10</strong> <strong>euro</strong>, ben fatti, curati e piacevoli non è cosa da tutti i giorni. Se poi anche 10 euro al giorno, per avere un calice di buon vino, sembrano troppi, basta scegliere di bere meno, consapevolmente, ma meglio!</p>
<p><strong>La qualità ripaga sempre, soprattutto ad un prezzo accessibile!</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/IDE31.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6764" title="IDE3" src="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/IDE31.jpg" alt="" width="500" height="750" /></a> </strong></p>
<p>Vi segnalo la mia personalissima <strong>Top 5 di bianchi e rossi</strong> sulle 20 cantine presenti alla manifestazione. Non si tratta di una classifica perchè ritengo che tutti i vini qui segnalati abbiano una propria personalità ben distinta. Tutti gli abbinamenti consigliati sono con una ricetta di Sara!</p>
<p><strong><em>Bianchi: </em></strong></p>
<p><strong>Ariddhru IGP Sicilia 2009</strong> – Azienda <a href="http://www.verovini.it">Verovini</a><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p>Un Grillo strepitoso, giallo paglierino con bei riflessi dorati. Al naso emergono note di zagara, mimosa, cedro candito e zucchero a velo. In bocca buona freschezza e sapidità. Prezzo consigliato: 8,50 euro. <strong>Abbinamenti:</strong> <a href="http://www.cookandthecity.it/2010/11/17/figura-di-tonno-crosta-di-pistacchi-uscita-d%E2%80%99emergenza-single/">Figura di tonno in salsa di pistacchi</a>.</p>
<p><strong>Trentino Doc Nosiola 2009</strong> – <a href="http://www.cavit.it">Bottega Vinai</a>. Cavit</p>
<p>Nosiola 100%, vitigno autoctono trentino. Profumo con leggera nota aromatica, fruttato e floreale di buona persistenza. Al palato emerge una delicata freschezza che ritorna con note di erbe aromatiche. Prezzo consigliato: 6 euro + IVA. <strong>Abbinamenti:</strong> <a href="http://www.cookandthecity.it/2010/10/29/cavoli-frattali-in-crochette/">cavoli fritti e frattali</a>.</p>
<p><strong>Kalimera Ischia Biancolella Doc 2009</strong> – <a href="http://www.cenatiempovinidischia.it/">Cenatiempo Vini D&#8217;Ischia</a></p>
<p>Nasce da un unico vigneto da agricoltura biodinamica. Giallo paglierino lucente. Frutta esotica (ananas), nota minerale prolungata. Sapido e persistente in bocca con ritorni minerali. <span style="font-size: small;">Prezzo consigliato: 10 euro. <strong>Abbinamenti:</strong> <a href="http://www.cookandthecity.it/2010/05/27/crema-di-sedano-rapa-capesante/">crema di sedano rapa e capesante. </a></span></p>
<p><strong>Anastasìa – Sardegna Semidano di Mogoro Doc</strong> – <a href="http://www.ilnuraghe.it/">Cantine Il Nuraghe di Mogoro</a></p>
<p>Un sogno giallo carico, con aromi intensi di fiori gialli e note di erbe aromatiche che completano il quadro olfattivo con grande eleganza. In bocca emerge la morbidezza e la nota sapida. <span style="font-size: small;">Prezzo consigliato: 9,00 euro. <strong>Abbinamenti</strong>: <a href="http://www.cookandthecity.it/2011/02/01/stoccafisso-mantecato/">baccalà mantecato</a>. </span></p>
<p><strong>Anricus VDT</strong> – <a href="http://www.santagiustina.com">Santa Giustina </a><br />
Giallo paglierino. Strepitosi profumi di glicine, caramella, fiorellini di campo fusi con gli aromi della frutta, pesca e albicocca su tutte. Al gusto è piacevole, con media struttura e persistenza. rezzo consigliato: 9,00 euro. <strong>Abbinamenti</strong>: <a href="http://www.cookandthecity.it/2010/08/25/ravioli-alle-cipolle-caprino//">ravioli alle cipolle e caprino</a>.</p>
<p><a href="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/ide9.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6786" title="ide9" src="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/ide9.jpg" alt="" width="500" height="750" /></a></p>
<p><strong><em>Rossi: </em></strong></p>
<p><strong>Trentino Doc Lagrein Dunkel 2008</strong> – <a href="http://www.cavit.it/page.php?pageid=PHOME001">Bottega Vinai</a>.Cavit</p>
<p>Rubino. Profumo intenso di frutti di bosco con leggera nota di vaniglia. Morbido e persistente al palato. <span style="font-size: small;">Prezzo consigliato: 9,60 euro. <strong>Abbinamenti:</strong> <a href="http://www.cookandthecity.it/2010/05/28/lonza-al-sidro-con-pure-di-mele/">lonza al sidro con purè di mele</a></span></p>
<p><strong>Schioppettino Doc Colli Orientali del Friuli</strong> &#8211; <a href="http://www.zorzettigvini.it/">Zorzettig</a></p>
<p>Rubino con lampi violacei. Vinoso con la classica nota di pepe che è tipica del vitigno. Viola, lampone e mirtillo. In bocca abbastanza persistente con buona freschezza e tannicità. Prezzo consigliato: 9,80 euro. &lt;<strong>Abbinamenti:</strong> <a href="http://www.cookandthecity.it/2010/06/11/coniglio-porchetta-ripieno/">coniglio in porchetta (ripieno) o dei lavori precari. </a></p>
<p><strong>Taneto 2008</strong> – <a href="http://www.badiadimorrona.it">Badia di Morrona</a></p>
<p>Piacevolissimo questo Sangiovese (85%) e Syrah (15%), certamente “piacione” al naso, con belle note speziate che via, via si arricchiscono di aromi balsamici. In bocca è morbido ed avvolgente, con lunga persistenza finale. Prezzo consigliato:10 euro. <strong>Abbinamenti:</strong> <a href="http://www.cookandthecity.it/tag/cipolle/">stracotto con cipolle</a>.</p>
<p><strong>Aglianico Tauro</strong> – <a href="http://www.casasetaro.it">Casa Setaro </a></p>
<p>Rubino carico e luminoso. Note di confettura e spezia si percepiscono al naso come in bocca. Caldo e persistente. <span style="font-size: small;">Prezzo consigliato: 10,00 euro. <strong>Abbinamento:</strong> <a href="http://www.cookandthecity.it/2010/08/24/rognone-trifolato/">rognone trifolato</a>. </span></p>
<p><strong>Icorè Rosso – Cannonau di Sardegna Doc 2009 -</strong> <a href="http://www.cantinadorgali.com">Cantina Dorgali</a></p>
<p>Colore rosso rubino con riflessi violacei. Note vegetali e minerali all&#8217;esame olfattivo. Asciutto, pieno con leggera percezione tannica. Prezzo consigliato: 8 euro. <span style="font-size: small;">Abbinamento: <a href="http://www.cookandthecity.it/2011/01/25/finta-carbonara/">spaghetti alla (finta) carbonara</a>.</span></p>
<p>GIORDANA TALAMONA</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/IDE2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6757" title="IDE2" src="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/IDE2.jpg" alt="" width="500" height="750" /></a></p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;">• </span></h1>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/IDE41.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6784" title="IDE4" src="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/IDE41.jpg" alt="" width="500" height="750" /></a> •</span></h1>
<p><span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/ide61.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6769" title="ide6" src="http://www.cookandthecity.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/ide61.jpg" alt="" width="500" height="750" /></a></span></p>
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