Zuppe e minestre

Riso con la zucca (la minestra)

minestra zucca

A volte mi rammarico di non essere una rompiscatole coi fiocchi. Non una rompiscatole media, ma una stracciamarroni dotata di un buon bagaglio di problemi esistenziali che rende possibile quell’insistenza che sconfina sempre nell’ottusità. Me ne rammarico, non perchè desideri avere quel filo di problemi esistenziali che in alcuni soggetti rende più sapida la vita, ma perché mi rendo conto che con queste persone la lotta è impari.

 

Io sono una che lascia correre, per pigrizia, per noia, perchè nel frattempo c’è qualcos’altro che ha catturato il mio interesse. Forse sono anche un pò raffazzonata. Insomma, non riesco ad incancremnirmi sulla perfezione di un nastrino per la carta da pacco. Ma è angosciante quando queste persone te le trovi in ufficio o peggio in cucina (o negli immediati pressi); sto parlando di persone normali, chiaramente, non di professionisti pignoli e che ti possono insegnare qualcosa.
Anche perchè la rompiscatole (o il rompiscatole) non è detto che eccella negli ambiti in cui si intrufola per dare sfogo alla sua maestosa pallosità. Anzi, generalmente è vero il contrario: è una nota caratteriale quella, non un aspetto fondato su una competenza reale e specifica.

 

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Zuppa di farro e porcini

A casa mia sono un piatto tabù. Parlo di zuppe e minestre. Insomma, per evitar collisioni con il marito evito di presentare brodaglie primordiali o sciaquature di piatti. A me piacciono, però, anche la pastina del malaticcio: il brodo di carne (ci mancherebbe altro) con la tempestina o le stelline, quella cosa che ti corrode lo stomaco (i gastopatici ne stiano alla larga…), ma si dice che faccia tanto bene. E secondo me – che nel cibo ci vedo anche un risvolto (psico)terapeutico – certe cose fanno bene a prescindere. Alcune come le minestre – effettivamente salutari – perchè sono consolatorie e rilassanti, altre, come le meringhe alla panna, perchè appagano le nostre voragini interiori. Ma tornando alle minestre e ai problemi di casa, siamo arrivati ad un compromesso: minestre si, ma dense, con poco liquido, che stia su il cucchiaio.

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Il tempo della pasta e fagioli

Il mondo moderno ci sottopone ad un costante equivoco, sicché molti di noi entrano per un nonnulla in uno stato di “confusione vegetale“. L’altro giorno preparo questa pasta e fagioli – che come altre cose, ha tutta una sua storia – e mi sento dire:

 

 

 

- “Di giààà? Sei lì dietro con zuppe e minestre? I fagioooli ?Mica è novembre!

 

 

 

- “Novembre? Ma a novembre i borlotti freschi mica li trovo“.

 

 

 

Stando alla saggezza materna söc e melù alla sò stagiù che poi, tradotto in italiano corrente, sarebbe: zucche e meloni alla loro stagione. In breve: mangiate la frutta e verdura quando matura sulla pianta e non quando viene gonfiata in una serra. Non è solo “ecologismo” è che effettivamente la roba fuori stagione non sa di un tubo, oltre ad essere carissima. Ma il punto è che trovando le pesche a dicembre e i fichi a marzo qualcuno può perdere la bussola dell’ortaggio.

 

 

 

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Crema di sedano rapa e capesante

Davvero un connubio interessante quello del sedano rapa (a me quasi sconosciuto, e incontarto per sbaglio in qualche cruditè) con le capesante. Avevo un ricordo del sedano rapa come di qualcosa di coriaceo, dal sapore eccessivamente pungente e con una personalità un pò troppo spiccata per poterlo abbinare a qualcos’altro. Insomma, non è un tipo diplomatico e di buon carattere come la patata.

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