Pasta

Il ragù toscano di Lady Tersil

ragù toscano fegatini e funghi

Bah! La triste realtà di oggi è che non esiste una ricetta ufficiale. Certo se volete andare a spulciare gli archivi comunali o recarvi presso la Camera di Commercio e recuperare l’autentica e antica preparazione del piatto “tal dei tali”, fate pure, ma sapete anche voi quanto me che per le preparazioni più popolari non solo l’impresa risulta improba, ma anche del tutto inutile. Di fatto ogni casa ha la sua ricetta, quella che si tramanda da generazioni, inevitabilmente indisciplinata, poiché la “barbara” personalizzazione di qualcuno che l’ha calibrata sul suo gusto o sulla necessità del momento, sicchè, solo sul territorio nazionale, abbiamo un puzzle di ricette tradizionali, simili – perchédesiderano ambire alla stessa origine – ma inesorabilmente diverse.

 

Per non perdermi per strada, riconduco rapidamente il discorso  alla ricetta odierna, parliamo dunque di Lady Tersil - al secolo Tersilia – di cui sò, però, davvero pochino. Nonna paterna e toscana di mio marito, sposata a Ser Lik[urgo], pare regalasse ai parenti il delizioso tarlo dell’attesa, raramente soddisfatto con la preparazione delsuo ragù toscano, “bruciato”, ai funghi e fegatini.

 

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Spaghetti alla milanese (col burro salato)

spaghetti alla milanese burro e limone
Che poi ci fosse anche uno spaghetto alla milanese è un fatto che mi ha messo di fronte ad un’imbarazzante verità. Anche quando si arriva a sperare di sapere proprio tutto della propria cucina, si scopre poi che questo tutto è solo un qualcosa.

Ora questi spaghetti mi sono giunti all’orecchio da una soffiata proveniente da questa voce, ma che evocava alcune reminiscenze leggiucchiate qua e là. Gualtiero Marchesi l’ha riportato alla ribalta  - tanto che lo proporrà al Marchesino – dopo un lungo oblio in cui era finito questo gioiello della cucina milanese. Dico oblio perchè io non solo non lo conoscevo, ma non l’ho mai nemmeno sentito nominre. E certo il web non aiuta. Alla voce  ”spaghetti alla milanese” esiste anche una versione curiosamente “pseudo-siciliana” con pangrattato e acciughe.

Ma scavando ancora nella memoria o forse associando solo due ideuzze buttate a casaccio ho pensato a quella che è la base della gremolada, un condimento piuttosto articolato, con burro, prezzemolo, limone e aglio e che in Lombardia viene utilizzato per condire carni, rognone, ossibuchi e ora, scopro, anche la pasta. Insomma il mistero di questa antica ricetta si è quasi dissolto, o meglio, questa è la modesta interpretazione che ho dato alla sua genesi. Magari verrò smentita nuovamente.

Intanto vi dico che la mia variazione sul tema è l’uso del burro salato delle Fattorie Fiandino. L’idea di un piatto talmente semplice da mettere in difficoltà qualsiasi cuoco poco attento, fa capire quanto l’importanza di ingredienti di primissima scelta sia qui fondamentale.

RICETTA (per 2)

Ingredienti

  • Spaghetti, 160 gr
  • Burro salato Fattorie Fiandino, 60 gr.
  • Limone bio grosso, 1
  • Prezzemolo fresco, 2 cucchiaini
  • Grana padano, 2/3 cucchiaini

Cuocere la pasta in acqua legermente salata, scolarla bene e al dente e aggiungere, a crudo (!) il burro, mescolare la pasta con limone grattuggiato e prezzemolo. Impiattare e aggiungere un cucchiaino e mezzo di grana padano a testa.

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Linguine all’aragosta con salsa alla menta per un tipo affumicato

spaghetti aragosta

Un’altra ricetta per il Contest Di che segno gastronomico sei? inviatami da Giordana che “gioca” per conto del marito Fabio, che continua ad essere un tipo affumicato.

Un classico della gastronomia, rivisto perchè aromatizzato con quella deve proprio essere una delizia: una sorta di pesto alla menta. In effetti ho sempre trovato l‘aragosta un pò troppo dolce (gusti diffilcili eh…) credo quindi che la menta ci vada a nozze.

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Spaghetti alla (finta) carbonara

finta carbonara

Guardando molto poco la televisione rimango davvero sbalordita di fronte a certi “fenomeni”. E ultimamente ce ne sono veramente di tutti i tipi. Ma fermiamoci al gastronomico. Chi possiede un abbonamento a Sky, saprà che esistono diversi canali tematici, tra cui anche quelli di stampo prettamente culinario. A parte Peccati di gola, con un efficiente quanto bravo Montersino, che dice sempre e solo quello che basta, esistono anche una serie di personaggi curiosi, cuochi, pare, che però più che cucinare scemeggiano. Davvero irritanti.

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Tagliatelle al cacao e ragù di zucca

tagliatelle

L’idea era qulla di prendere la macchina domenica e andare al castello di Grinzane: c’è stata la fiera del tartufo. Poi, più che il maltempo, è stato apprendere che ci sarebbe stata l’asta, con il necessario corollario di celebrità. E io che rifuggo la mondanità come  la peste bubbonica è stato un motivo in più per starmene a casa. Ho pensato quindi  a Roma, una bella gita nella capitale: là vanno ancora in giro con il soprabito e a mezzodì mangiano in terrazza. Poi l’ho accennato al consorte che non mi ha manco risposto. Che sintesi! Ormai ci intendiamo anche senza parlare!

Effettivamente l’idea di rimanere bloccati due ore in uscita, sulla tangenziale milanese, e poi in entrata, sur raccordo anulare dè Roma ( e poi viceversa) non lo allettava granchè, magari con il treenne urlante e la pioggia che ci avrebbe accompagato fino a Sasso Marconi. Per una gita in giornata, gli sembrava di sfidare veramente troppo la sorte. Credo abbia avuto ragione.

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Spaghetti alle cipolle rosse, alici e pistacchi

spaghetti alici

A furia di pensare a qualcosa di insolito per il contest di Garofalo ho tirato fuori un abbinamento di quelli classicissimi  (anche se poi al contest non son riuscita nemmeno a partecipare). Del resto, parliamoci chiaro, non sono mica uno chef, ma una bricoleur  del mestolo, un’artigiana del fornello. Certo, mi piace cucinare, soprattutto mi diverte, forte anche di una tradizione familiare che ha sempre preso il cibo molto seriamente (e da parecchie generazioni: a partire dai trisnonni allevatori  fino al nonno cuoco), ma ecco, io son del parere che alcuni azzardi culinari è meglio lasciarli a chi li sa fare. E nonostante ciò, spesso, anche chi dovrebbe saperli fare cade in clamorose debacle, incalzato da una concorrenza sempre più agguerrita e “originale”. E allora nascono piatti che non hanno nomi, ma titoli nobiliari, che non hanno ingredienti, ma elementi evocativi, che non sono fatti per essere mangiati, ma guardati e i cui abbinameneti a volte fin troppo insoliti, lasciano perplesso, anche chi dell’insolito è alla ricerca. Figuriamoci che effetto possono fare su di me, che ho gusti medievali e fin troppo sobri, che amo la semplicità e non l’affastellamento confuso di sapori.  Io, che amo le uova al burro col tartufo (bianco!) e gli spaghi con i pomodorini freschi e il basilico.

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