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Lo sa, lo sa. Almeno lo sanno quelli delle Fattorie Fiandino che il burro salato - e il formaggio – lo producono anche. Insomma, sapete (o forse no…) ho avuto l’idea e insieme l’ambizione di partecipare al Contest di questa bella azienda cunese, anche perché io sto burro salato non lo avevo mai assaggiato. E dato che in casa mia l’assaggiatore ufficiale di burro è il marito, un vero eserto, bè che dire…ha passato la prova: è fragrante, ha infatti un ottimo profumo, e un sapore fine di panna fresca. Insomma non quel gusto pesante ed eccessivamente “burroso” che il più delle volte connota certi prodotti, soprattutto francesi, spesso davvero molto sopravvalutati (bè, ma sappiamo che loro son bravi nell’autopropaganda, diversamente da noi, il cui sport nazionale, dopo il calcio, è l’autodenigrazione). Comunque il mio gusto è italiano: certi nostri burri (soprattutto piemontesi e lombardi, ma anche nel Triveneto ho trovato prodotti interessanti) hanno sapori eleganti e puliti, con quel sottile sentore di crema di latte che io difficilmente trovo all’estero. Ma il mio gaudio non era finito: scartato il pacchetto, oltre alle due confezioni di burro salato ho ricevuto un grosso taglio di Gran Kinara.
Ho un brutto carattere. Sono nervosa, insofferente, periodicamente asociale, discontinua e con la predisposizione ad annoiarmi facilmente, inoltre ho la pessima abitudine di chiedere la frutta al ristorante. Ora, io mi domando e chiedo: pecchè al ristorante la frutta “salta”? Pecchè quando chiedi della frutta di stagione il garçon prima ti osserva con sguardo stolido e poi – dopo aver farfugliato qualcosa con il maître di sala – ti porta una mela e una banana anche se è maggio? Ma siete imbesuiti? Che è sta roba: la versione fruttereccia della luisona?
Ultimamente qualche ristorante si è evoluto in tal senso. Sono ancora pochi dal mio punto di vista, anche perchè gli evoluti appartengono alla fascia della ristorazione medio alta. Sono andata Al Cassinino e mi hanno presentato un bel caco al Rum, sono andata Al Porto e la vera sorpresa non è stata l’eterea frittura di pesce (o meglio, non solo) ma cestini monoporzione di duroni di Vignola freschi e sodi, fragoline di bosco con zucchero e limone e pesche al vino (tutta roba di stagione, s’intende). Ma ci vuole tanto?
Per concludere in bellezza questa settimana fatta di nebbie e minestre, vi riporto a gusti un pò più tropicali, giusto perchè c’è sempre qualcuno che si lamenta. Su questo bocconcino non c’è molto da dire, se non che è davvero goloso, soprattutto se, come me, non sapete resistere al richiamo dei datteri. Tra l’altro la ricetta non è particolarmente originale, già vista e stravista, ma quella col cocco no, e trovo che sia un abbinamento molto riuscito. Non solo per affinità di latitudini, ma anche per la consistenza, pastoso l’uno, croccante l’altro, il tutto tenuto insieme da una sofficie crema al mascarpone e Cointreau. Calorie? Ma vi interessa saperlo davvero? Intanto non ne mangiate più di uno vero (giusto per ritornare al discorso di ieri…)?
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