Al cucchiaio

Pudding alle amarene con crema al limone

Beh, è risaputo,  più si cerca di star lontani da una certa cosa più questa inizia a emanare un insano fascino. Come molti sapranno questo periodo è, per me, quello della dieta disintossicante e in un momento storico quantomai tossico, ecco che spunta la mia indole salutista. Non che mi sia venuta a noia la buona cucina e il buon cucinare, ma per quanto mi riguarda non si può lasciare il nostro corpo ad alcoli e peperonate per troppo tempo. Giuro che in un’altra vita mi alzerò presto la mattina per fare i miei 40 minuti di corsetta (sul tapis roulant in inverno, sia chiaro) e mi nutrirò solo di semini e beveroni. Ma dato che una sola esistenza mi è stata e, fortunatamente,  anche di golosità e peccaminose dolcezze è fatta, devo riconoscere che, per ora, non mi va poi troppo di rinunciarvi. Ho dunque  sfornato questa delizia, il pudding di amarene con crema al limone, davero facile e forse anche un pò svuota frigo, sebbene mi renda conto che non tutti hanno la possibilità di avere in dispensa 9 kg di amarene in sciroppo della Fabbri.

Leggi il resto del post...

Riso dolce all’acqua di rose e pistacchi (o kheer arricchito)

riso latte

C’è da dire che avevo intenzione di fare tutt’altro. Ma sapete com’è: manca un ingrediente, il bambino s’è sbucciato il ginocchio, la Telecom telefona per l’ultima offerta. Dunque volevo fare un dolce indiano noto come Kheer, una sorta di riso e latte in realtà un pò più complesso del classico riso e latte, servono parecchie spezie (tra cui lo zafferano), anacardi e burro chiarificato (che, per la cronaca, si può fare benissimo in casa ma io non ne avevo voglia; inoltre è da 2 mesi che riesco, mantenendo il mio equilibrio psichico, a star lontana da burro e affini con sorprendenti risultati. Dunque…).

Del Kheer, poi, mi stuzzicava l’abbinamento, ma anche alcuni  singoli ingredienti che, per mio gusto, appena posso cerco di inserire ovunque. In ordine di importanza: pistacchi e cardamomo. Morale, ho fatto una sorta di budino di riso, riso latte, dolceriso, vedete voi come chiamarlo, con la componentistica di cui sopra  e qualche robina in più a dire il vero. Sia mai che qualcuno passi di qui e trovi scialbetto ciò che cucino.

Leggi il resto del post...

Semifreddo alla zucca

parfait zucca

Questo week-end oltre a vagare per librerie e scoprire che chi sistema gli scaffali non è un biblioteconomo ma Totti (chi è l’originale che mette L’interpretazione dei sogni nel reparto esoterismo?), ho elaborato un semifreddo alla zucca. A me è piaciuto a mio marito anche, tento anche con voi.

 

Leggi il resto del post...

Aspic di cachi e marron glacè

gelatina di cachi e castagne Insomma come si dice o, meglio, come si scrive: cachi o kaki? E al singolare, rimane kaki o diventa kako o caco (un pò cacofonico)? Bè si dovrebbe dire kaki, sia al singolare che al plurale. Ho mangiato un kaki, ma anche ho mangiato dei kaki. Del resto è così anche per i kiwi, mica diciamo ho mangiato un kiwio, no? Però le lingue son mobili e dunque si adattano: si scrive ragout, ma da noi è corretto  dire ragù. Per lo stesso principio va bene anche caco, traslitterato all’occidentale. In ogni caso è uno dei miei frutti preferiti. Ma ho notato come sia difficilmente trattato nei dessert. Qualche anno fa, quando la gelateria Umberto di piazza V Giornate era ancora di Umberto, mi ricordo che c’era il gusto ai cachi. Delizioso. E dato che il signor Umberto era uno che amava il suo mestiere, ti diceva pure come abbinarlo e in che proporzione. Mai la stessa quantità per due gusti. Uno è sempre dominante per cui avrebbe soverchiato l’altro. E aveva ragione. Per cui, con il caco, massimo un 1/3 di cioccolato fondente rispetto al gusto frutta. Un genio!

Leggi il resto del post...

Datteri ripieni di mascarpone e cocco

Per concludere in bellezza questa settimana fatta di nebbie e minestre, vi riporto a gusti un pò più tropicali, giusto perchè c’è sempre qualcuno che si lamenta. Su questo bocconcino non c’è molto da dire, se non che è davvero goloso, soprattutto se, come me, non sapete resistere al richiamo dei datteri. Tra l’altro la ricetta non è particolarmente originale, già vista e stravista, ma quella col cocco no, e trovo che sia un abbinamento molto riuscito. Non solo per affinità di latitudini, ma anche per la consistenza, pastoso l’uno, croccante l’altro, il tutto tenuto insieme da una sofficie crema al mascarpone e Cointreau. Calorie? Ma vi interessa saperlo davvero? Intanto non ne mangiate più di uno vero (giusto per ritornare al discorso di ieri…)?

Leggi il resto del post...

Uva fragola+panna cotta. Il coso

Punti di vista. Non è un pezzo di ricambio per Jeeg robot d’acciaio; è una robina commestibile a anche curiosamente buona. Mio marito invece dice che è sexy. Boh! Insomma, questo dolce, prima di essere un dessert, è un test di Rorschach. Quindi, se volete divertire i vostri amici con amenità pseudo-intellettuali (la versione più evoluta del …di che segno sei?) avete di che deliziarli. Ciance a parte, anche se rischio di diventare terribilmente monotona ecco un altro dessert con l’uva fragola. Ma datemene atto: dura tre settimane l’anno, se mi va male due. Io voglio farne man bassa…

Leggi il resto del post...

about me

segnalami :)

post recenti

Pollo alla curcuma e yogurt

Mauritius, rum e vaniglia

Torno presto

Cheesecake blu

Identit‡ Golose, i protagonisti della cucina

Copyright testi e foto 2012 © Sara Melocchi