Posts by Giordana

Brunello di Montalcino Riserva 1993 Soldera, un incontro inaspettato

Soldera 1993 Brunello Montalcino

Quando vai a cena da amici e scopri che qualcuno ha portato un Brunello di Montalcino Riserva di Soldera, non puoi che dire grazie, con lo sguardo colmo di riconoscenza, a chi (Sara e Marco!) ha trasformato quella serata in un evento fuori dal comune. Quando poi scopri che l’annata è, nientemeno, quella del 1993 ti dici che la Dea Bendata, una volta tanto, ha baciato sulla fronte proprio te.

E già, perché trovare nel bicchiere un Brunello Soldera del 1993 non è certamente una cosa da tutti i giorni, e non solo per il prezzo che si aggira sulle 250 euro per quell’annata, ma per tutta una serie di considerazione che vengono alla mente. Dopo che ne hai sentito parlare per anni, che hai letto le interviste di Gianfranco Soldera, un uomo critico, schietto e tagliente come “i cocci aguzzi di bottiglia” di montaliana memoria, non puoi che fermarti a riflettere sul fatto che quel che hai nel bicchiere non è solo vino, ma tradizione di un territorio che è cambiato enormemente, stravolto forse da certe logiche di mercato.

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L’Aleatico Docg, di…vino imperatore elbano

Ah, l’Elba! Talvolta penso che l’esilio di Napoleone non sia stato poi così male! Se qualcuno di voi è stato su quest’isola toscana, sa bene cosa intendo. Diciamo che fu un esilio dorato, almeno per certi versi. Breve senza dubbio, visto che Napoleone vi soggiornò per circa un anno, tra il 1814 e il 1815 andando in seguito incontro al suo destino, la disastrosa battaglia di Waterloo. Nonostante il breve periodo in cui l’imperatore francese soggiornò all’Elba, l’isola conserva ben due residenze-museo che ci ricordano il suo passaggio: la Palazzina dei Mulini e la Villa di San Martino (da non confondere quest’ultima con la Villa San Martino ad Arcore… una casualità del genere vorrà pur dire qualcosa no?).

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Se il vino lo fa…il Vip

vino divo

Sarà che bere un buon bicchiere di vino piace a molti, se non a tutti. Sarà che dire di aver un vigneto in qualche parte del mondo, fa tanto “bella vita” o, semplicemente, sarà che molti la vivono come una second life, non virtuale ma reale. Sarà come sarà, ma sempre più volti noti della moda, del cinema, della musica e dello sport hanno legato il proprio nome al mondo del vino.

Ottavio Missoni ha dei vigneti in Sicilia, Lina Wertmuller produce spumanti in Franciacorta; Mick Hucknall leader dei Simply Red fa un Etna Rosso che, manco a dirlo, ha chiamato “Il cantante”; Jarno Trulli, campione di Formula Uno, fa vini in Abruzzo, Albano Carrisi a Cellino San Marco. Insomma, come si sarà capito, i nomi VIP legati al vino sono numerosi e in continuo aumento, ognuno con la propria filosofia e con le proprie concezioni.

La bella Ornella Muti (come avrebbe detto una giornalista de “La vita in diretta”) ha un’abbazia a Vallechiara, in provincia di Alessandria, dove produce il Dolcetto d’Ovada; l’apneista Gianluca Genoni utilizza l’agricoltura biologica in Oltrepò Pavese; Jean Alesi, ex pilota della Ferrari, produce nella Cote du Rhone in Francia; Stefania Sandrelli fa il Chianti “Acino d’Uva” in provincia di Siena.

Chi per vocazione, chi per moda, chi per business, ognuno si è lanciato scegliendo fior fior di enologi ed agronomi. Altri nomi? Christopher Lambert, che in una pubblicità Fiat si presentava dicendo “Buongiorno sono Christopher Lambert e produco vini”, ha una tenuta nel Rodano; Francis Ford Coppola vincitore di cinque premi Oscar ha un’azienda a Rutherford nella Napa Valley, mentre Sting che vive a Firenze fa un Chianti che esporta all’estero.

Ma a parte questi nomi internazionali quello che colpisce sono i numerosi divi nostrani: Diego Abatantuono produce a Lucca un rosso per “afecionados”, Ron ha lanciato nell’Oltrepò Pavese la linea “Fra Cent’anni”, ricordandoci (semmai ce ne fosse stato bisogno!) il suo successo sanremese. E poi Paolo Rossi, Leonardo Tumiotto, Gad Lerner, Adriano Celentano e chi più ne ha più ne metta. Ne conoscete altri ?

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Chablis, lo Chardonnay venuto dal freddo

Tempo fa sono andata in Borgogna, in un viaggio che mi ha portata a toccare sia la Côte-d’Or che Chablis. Chi ama il vino sa benissimo che quella zona vitivinicola è tra le più importanti al mondo, un luogo imperdibile per chi cerca di capire le varie declinazioni del vino. Vagando a spasso per il paesino di Chablis ci siamo imbattuti in una enoteca che offriva degustazioni di vari produttori della zona… beh vi dirò, la zona è bellissima, il paesino pure, ma sta di fatto che uscita da quella giornata non potevo certo dire di saperne molto di più su Chablis. La dovuta premessa è che le case vitivinicole più blasonate che avevo contattato si erano negate per una visita, senza neppure degnarsi a rispondere alle mie e-mail… ah, i francesi… Detto questo, recentemente ho partecipato ad una serata organizzata da Ais Monza e Brianza che è valsa tutta la mia conoscenza su quella zona.

Chablis è sinonimo di Chardonnay. La zona si trova a nord della Borgogna, più vicino a Parigi che a Beaune, in prossimità della regione dello Champagne, posizione geografica enormemente caratterizzante per la coltivazione del vitigno.

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Domenico Clerico, un viticoltore vero

barolo

Qualche settimana fa mi è capitata la rara fortuna di partecipare ad una verticale di Barolo Domenico Clerico. Se qualcuno di voi conosce il nome del produttore e soprattutto la qualità dei suoi vini, può capire l’emozione di degustare quattro Barolo Docg Ciabot Mentin Ginestra. Le annate? Presto dette: 2006, 2005, 2004 e la divina 1999! La cosa incredibile che oltre alla verticale di Barolo c’erano in degustazione quasi tutti i vini dell’azienda Clerico, compreso il Barolo Docg Pajana 2006. All’appello mancava solo il Percristina, una delle punte di diamante Clerico che mi regalerò a breve, sempre che qualcuno non voglia provvedere prima… nessuno si fa avanti eh? Immaginavo!:)

Stefano Cesana patron de Il Chiodo di Usmate era riuscito ad avere in sala il produttore stesso, uno di quei viticoltori “veri”, che vanno in vigna personalmente ogni santo giorno che Dio manda in Terra.

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