Una torta da meditazione

cacao

A me Csaba sta simpatica. Davvero. E’ ciò che vorrei essere in alcune giornate grigie ma a cui non riesco somigliare nemmeno in quelle più luminose.La sua calma serafica e la sua voce da pochi decibel e dalle lunghe pause è da training autogeno. Dopo mezz’ora di ipnotica seduta su Sky vedo il mondo più bello. E a me fa tanto bene, vista la recente capocciata al frigo causata dalla solita foga con cui metto via la spesa.

Lei si mostra un pò fuori dal tempo, è chiaro, ma è ciò di cui la ringrazio: niente strazi, rotture di palle, tazzine spaiate, tovaglie stazzonate, prosaiche faccende, tutto rientra nel corso naturale delle cose (calme e raffinate) e sembra che il suo orologio si sia fermato all’ora del tè. Potrebbe essere del segno della bilancia.

La sua antitesi? Sicuramente Nicoletta Tavella, la florida signora dalla voce stentorea che incalza così tanto i suoi ospiti che pare abbia sempre l’appuntamento dal dentista.

Csaba ha quell’età un pò indefinita tipica delle donne di classe. E’ la collana di perle che trae in inganno. Ho saputo che è del ’70, praticamente ha la mia età. E’ elegante anche con il prendisole o il grembiule da cucina (voglio dire, a Nigella normalmente mica lo fanno mettere), ha un viso aristocratico ed è magrissima nonostante le bars al burro che sforna (ma chi le mangia?).

Le sue amiche le immagino un pò come lei, del resto una mica tira fuori il servizio di Meissen e le tovaglie di batista per un’orda di amiche tutate e scompigliate. Tuttavia io sono dalla sua parte e con la sua anima elegante: la sua accurata mise en place non vuole ostentare, ma accogliere.

Penso sia una persona semplice, come penso che vada al mercato con la sporta di vimini o al Carrefour a spingere il carrello. La sua buona fede sta nel fatto che lei crede (o ci lascia credere ma con poco successo) che questo basti a renderla simile a noialtre, portandola a dispensare consigli che ritiene realmente utili.

E io la guardo e con una certa ammirazione, proprio perchè credo che lei  - che chiaramente vive nel XXI secolo e avrà quindi i fastidi che abbiamo tutti –  sia comunque autenticamente così: assurdamente elegante e elegantemente assurda, un pò come Jacques Tati (sebbene mai maldestra).

Pensando al suo mondo fatato, ho realizzato questa torta, adatta per un dopocena con amici scelti e ditweedvestiti, i quali ti accolgono nell’intimità loro studio -  rivestito di boiserie, arredato con antiche librerie in noce e larghe poltrone di pelle leggermente sformate – a parlare dell’ultima personale di Mark Kostabi. E tra una chiacchiera e un jazz di sottofondo, vi offriranno questa delizia, accompagnandola a un whiskey giustamente invecchiato.

E infine, non farete troppo tardi, ci si congeda sempre un pò prima di sentirsi indesiderati.

Ricetta*

ingredienti

(per una torta del diametro di 25 cm circa)

Base amaretti:

  • Amaretti, 200 gr ( io ho usato i Gallina al cioccolato, ma vanno bene anche quelli normali)
  • Burro, 80 gr
  • Zucchero, 60 gr 

Ripieno al tartufo: 

  • Panna per dolci, 600 ml
  • Cioccolato fondente, 750 gr
  • Burro a cubetti, 55 grammi
  • Zucchero, 2 cucchiai da minestra rasi
  • Whiskey, 1 bicchierino
  • Sciroppo di peperoncino, qui (facoltativo) 2 cucchiai

Zucchero al cacao e cardamomo: 

  • Cacao amaro, 50 gr
  • Zucchero semolato extra-fine (tipo Zefiro),  30 gr
  • Cardamomo in polvere, 1 cucchiaino

 

Sbriciolare gli amaretti e mischiarli al burro fuso sciolto. Foderate la base di un tortiera ad anello e schiacciateci sopra il composto . Riponete in frigo per 30 minuti. Accendete il forno a 170° (la base non andrebbe cstta ma io ho preferito renderla più compatta con un pò di cottura) e infornate per 20 minuti. Lasciate raffreddare.

Preparate il tartufo. Mettete il cioccolato a pezzi in una ciotola insieme al burro. Fate scaldare la panna e se volete aromatizzatela con un pizzico di cardamomo. Qunado sufficientemente calda, versatela nella ciotola insieme a cioccolato e burro, mescolando in continuazione. Il calore scioglierà gli ingredienti freddi. Unite il liquore (se volete anche lo scirpoppo di peperoncino) e poi lasciate raffreddare ma non solidificare.

Con uno sbattitore lavorate il composto in modo che si monti leggermente e acquisti una consistenza spugnosa. Versate il tartufo sulla base di amaretti (io ho foderato anche i bordi della tortiera) e lasciate raffreddare in frigo per almeno 6 ore e non più di 48 prima di servire.

Una volta sformata la torta spolverizzate zucchero, cacao e cardamomo.

Porzionarlo in fettine piccole. Degustare con parsimonia.

 

—-

* ispirata ad una un preparazione di Maxine Clark, pubblicata su “Cioccolato”, Logos ed.


8 Comments

  1. bellissima l’idea della base ocn gli amaretti, deve dare quel risalto in più al ripieno!

  2. Un dolce leggero leggero :) Ma quanto dev’essere buono!

  3. è del ’70???? ma sembra una vecchia!!!
    no decisamente non mi piace pare fatta di cera eh eh eh
    la tua torta invece sì
    buona settimana

  4. Anche a me piace tantoooo!!! Questa torta sarà davvero deliziosa, la segno tra quelle da provare!

    A presto Gialla

  5. Valentina…si gli amaretti sono più interessanti dei biscotti secchi
    andrea: na mappazza!
    Giò: vabbè…
    Gialla: grazie!

  6. Grazie Clara!

  7. Già, gli amaretti Gallina… quelli che servono per il ripieno dei tortelli cremaschi… ma da me non si trovano. Suggerimento?

Leave a Reply

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

about me

continua a leggermi

Subscribe via RSS

Copyright testi e foto 2012 © Sara Melocchi