Posts made in giugno, 2011

Pan dolce alle albicocche disidratate, mandorle e nocciole

Delle albicocche disidratate non ho mai capito bene l’esistenza. Le albicocche sono buonissime. Fresche. Quelle secche hanno una consistenza un pò barzotta, sono dolcissime – in maniera direi stucchevole – e pure pelosette…bah! In ogni caso mi son ritrovata un sacchettino con queste delizie che, devo dire, insieme al cous cous, al tajine o a qualche formaggino saporito sono eccezionali, ma solinghe…bah!

 

Va bene, volevo eliminarle dignitosamente. Ho trovato questa ricettaqui, in un sito evidentemente per anoressici e inappetenti. Chi gestisce quel sito ha tutto in mente fuorchè cucinare: le dosi indicate sono a dir poco bizzarre. Avete mai provato a bagnare 300 gr di pane in 50 cc di latte? Sappiatemi dire ;)

 

Leggi il resto del post...

Zuppa di patate, finocchi e porri dorati

zuppa finocchi e patate

Bene rifugio per eccellenza: la zuppa. Quando fa freddo, per riscaldare gli animi, ma anche d’estate, nella versione tiepida/fredda, ma soprattutto quando in frigo c’è qualche ortaggio da far fuori. Ho per lungo tempo dubitato delle potenzialità del finocchio bollito. Buono al gratin e anche al burro, preferibile in insalata con un buon olio di accompagnamento, ma cotto? Che cosa ne esce?

 

Leggi il resto del post...

Una sorpresa per me: il libro sul burro salato delle Fattorie Fiandino!

Che ci faccio qui? In effetti non sono risultata tra le 34 finaliste nel contest sul Burro salato organizzato dalle Fattorie Fiandino in collaborazione con Un tocco di zenzero, eppure…Eppure un giorno mi giunge una mail dello studio grafico che sta curando l’impaginazione e la grafica del libro e mi chiede se possono utilizzare una mia foto come immagine di apertura della sezione ricette salate. Beh non c’è che dire, una bella soddisfazione, soprattutto perchè io – fotografa in erba ancora in germoglio – sto ricevendo delle belle gratificazioni da questo punto di vista, ma che vi racconterò un’altra volta.

 

Il libro ha un formato maneggevole e forse concepito per chi armeggia tra i fornelli e sa quanto sia fastidioso dover sfogliare dei volumi formato Laorusse mentre si cucina.  Passiamo alla sostanza, e visto che di burro si tratta, una sostanza più generosa che mai. Chi mi segue da un pò sa quanto ami il burro, mi ritengo una talent scout in questo specifico settore ;) , e so bene quanto il burro prodotto dalle Fattorie Fiandino sia un burro d’eccellenza, che tra l’altro vanta una particolarissima caratteristica: esiste anche nella versione salata, una variante in Italia poco diffusa. Tuttavia c’è un fatto che mi fa sostenere la “causa” di questo burro. Il fatto che è, appunto, salato e che quindi consente una notevole estensione della fantasia culinaria, ma soprattutto che è italiano.

 

Leggi il resto del post...

Kapnios 2003, l’amarone campano

Me l’ha consigliato un caro amico bergamasco, Luca Castelletti dell’Enoteca di Ponte S. Pietro, vero talent scout di vini. Lui, infatti, non si accontenta di avere una cantina storica piena zeppa di bottiglie e distillati d’annata, con alcuni pezzi unici introvabili, come l’inestimabile Cognac del 1868 appartenuto, nientemeno, a Napoleone III. Luca è uno scopritore di talenti in piena regola, un cercatore di vini ancora poco noti che come outsiders si classificano, spesso, ai primi posti dei concorsi vinicoli nazionali e stranieri.

E’ grazie a lui se ho scoperto il Kapnios 2003 della Masseria Frattasi, Aglianico amaro del Taburno 100%, che ho portato a cena proprio da Sara e Marco. Si tratta di un vino le cui origini sono antichissime, citato nel Naturalis Historia da Plinio e nell’Ateneo I da Platone. L’appassimento delle uve su graticci conferisce al vino delle note del tutto particolari, che lo fanno lontanamente assomigliare al più noto Amarone della Valpolicella, ma con meno nerbo.

Leggi il resto del post...

Il mio tè nel deserto

corna di gazzellaE’ vero, la località dove vivo adesso ha, più o meno, la densità abitativa del deserto del Sonora. Tuttavia – senza svalutare la Lomellina – il deserto vero, fatto di sabbia, dune, sole (tanto) e scarabei ha decisamente un altro sapore. E dato che di sapori stiamo a parlà, il post di oggi tratterà di una ricetta  realizzata apposta per il contest della ciliegina.

Ma vediamo la sua reale genesi. Ora, è da parecchi anni  che  il miei gusti in fatto di tè si sono tramutati o forse semplicemente evoluti. Se da ragazzina venivo presa per i fondelli dai miei compagni di classe perchè il mio atteggiamento un pò distaccato (era solo sonno…) li induceva a pensare che alle cinque prendessi il tè con la regina - e alle cique il tè (Earl Grey) senza regina io comunque lo prendevo – ora, e prevalentemente dalla primavera inoltrata in avanti, il tè lo piglio in giardino, su un tappeto finto orientale (ndr. Grandfoulard Bassetti), col mio bimbo e qualche mamma che porta il suo. Se dunque  le modalità di degustazione  le ho descritte (che, per inciso, subiscono ovviamente una stagionalità) è necessario fare un passo indietro per comprenderre appieno perchè la sottoscritta subisce il quasi quotidiano supplizio dell’erosione della sinovia per sedersi in posa mediorientale a prendere il tè.

Leggi il resto del post...

about me

segnalami :)

post recenti

Pollo alla curcuma e yogurt

Mauritius, rum e vaniglia

Torno presto

Cheesecake blu

Identit‡ Golose, i protagonisti della cucina

Copyright testi e foto 2012 © Sara Melocchi