Posts made in giugno, 2011

Fiori di zucca fritti ripieni. E golosi ;)

Quando sono in vena di brunch oppure ho semplicemente poca voglia di cucinare, il mio pasto si risolve con un aperitivo – alcolico o non  - e qualche appetizer in cui non dovrebbe mai mancare un frittino, tipo una cosa veramente stuzzicante come questa che propongo oggi.

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Gelato per arditi

gelato cioccolato piccanteDiciamo che durante la preparazione di questo gelato mi tamburellava in testa la canzone (diciamocelo…un pò demente) di Pupo. In realtà, più che di gelato si tratta di sorbetto. Infatti non ho usato né latte né uova, ma solo acqua e questo per un motivo squisitamente personale: amo il cioccolato solo in purezza e qui dentro c’è solo cioccolato (e un pò di zucchero, d’accordo…), oltre a qualcosa che lo rende un pò  insolito: il peperoncino.

 

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Paccheri al pesce azzurro e burrata, in crema verde

paccheriSono una pacchero-addicted – che detto così sembrerebbe pure una parolaccia. E’ indubbio che i più buoni paccheri allo scoglio mai assaggiati li mangiai in uno scalcagnato (e probabilmente abusivo) bar-trattoria, sulla spiaggia, a Ponza. Quei posti dove cammini su assi sconnesse e pelose e mangi su tavolini di plastica apparecchiati con meravigliose tovagliette di carta. Un posto orrendo, ma dove facevano dei paccheri superbi. Giusto perchè sono in vena di classifiche, i secondi paccheri più buoni che ho assaggiato li ho invece trovati qui – nello lo stesso posto dove ho scoperto un’altra leccornia: il tiramisù al pistacchio, da cui questa mia ulteriore eleborazione.

 

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Tiramisù alla crema di mandorla

Assaggiato da un tiramisùfanatico mi son sentita dire che è pure più buono dell’originale. Questo tiramisù alla crema di mandorle è sicuramente più leggero (certo non in termini calorici) e delicato del suo impegnativo genitore. Tutta la questione nasce però da un dessert assaggiato qui – un ristorante molto interessante di cui parlerò un’altra volta – ma nella versione al pistacchio. Avendo in casa ancora un residuo di pasta di mandorle calabrese ho pensato di variare, ma mantenedo sempre l’accostamento al caffè.

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Cote Chalonnaise e Maconnais, per non spendere un occhio della testa

L’altra sera ho fatto una piacevole scoperta! Quale? Che per bere un buon bianco di Borgogna non si debba necessariamente accendere un mutuo o vendere l’auto! Certo, non si deve andare sui vini blasonati della Cote d’Or o dello Chablis, con quelli sei certo di spendere certe cifre, talvolta per prodotti non proprio eleganti.

Così quando sono andata al ristorante Il Chiodo di Usmate per una serata sui vini della Cote Chalonnaise e del Maconnais, due zone della bassa Borgogna meno note e blasonate, è stato bello scoprire dei grandi vini a prezzi accessibili. Ad onor del vero un tempo la Cote Chalonnaise, in particolare, era conosciuta per la produzione di vini mediocri, ma col tempo questa nomea è completamente scomparsa tanto che alcuni prodotti hanno ottenuto anche la denominazione di Premier Cru.

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