Brunello di Montalcino Riserva 1993 Soldera, un incontro inaspettato

Soldera 1993 Brunello Montalcino

Quando vai a cena da amici e scopri che qualcuno ha portato un Brunello di Montalcino Riserva di Soldera, non puoi che dire grazie, con lo sguardo colmo di riconoscenza, a chi (Sara e Marco!) ha trasformato quella serata in un evento fuori dal comune. Quando poi scopri che l’annata è, nientemeno, quella del 1993 ti dici che la Dea Bendata, una volta tanto, ha baciato sulla fronte proprio te.

E già, perché trovare nel bicchiere un Brunello Soldera del 1993 non è certamente una cosa da tutti i giorni, e non solo per il prezzo che si aggira sulle 250 euro per quell’annata, ma per tutta una serie di considerazione che vengono alla mente. Dopo che ne hai sentito parlare per anni, che hai letto le interviste di Gianfranco Soldera, un uomo critico, schietto e tagliente come “i cocci aguzzi di bottiglia” di montaliana memoria, non puoi che fermarti a riflettere sul fatto che quel che hai nel bicchiere non è solo vino, ma tradizione di un territorio che è cambiato enormemente, stravolto forse da certe logiche di mercato.

Negli ultimi trent’anni ci sono stati cambiamenti epocali. Che però sia migliorata la qualità dei vini, è tutto da dimostrare. – tuonava un anno fa Soldera dalle pagine del Fatto Quotidiano - Basta considerare i fatti: negli anni Settanta io producevo 15.000 bottiglie su 700-800.000 totali di Brunello. Oggi, che si producono più di 7 milioni di bottiglie, e si vorrebbe arrivare a 14 milioni, io continuo a produrre la stessa quantità di vino. Ciò dà la misura del cambiamento. Il mercato del vino è in mano agli industriali, non più ai viticoltori. Di contro c’è una netta diminuzione dei bevitori intenditori”.

Di certo Gianfranco Soldera è un vigneron come pochi ne rimangono ancora, nonostante non venga da una famiglia di viticoltori. Di origini venete, dopo aver lavorato per anni a Milano come broker assicurativo, ha fatto il grande salto nel 1972 andando a vivere con la moglie Graziella a Montalcino, a Case Basse. Un micro-ambiente naturale quello in cui coltiva i suoi vigneti, a 320 metri, con esposizione sud ovest, clima asciutto e soleggiato. La concimazione è fatta con sostanze organiche senza l’uso di diserbanti, i filari, tutti, sono lavorati a mano. Soldera vinifica seguendo ancora la tradizione del territorio, contrario all’idea di discostarsene. Così la vinificazione avviene in tini e botti di rovere, non si effettuano controlli di temperatura, non si aggiungono lieviti o altro, ma si procede a continui rimontaggi.

Che Soldera non sia per la barrique, non è un segreto per nessuno: “I sapori e i profumi della quercia non sono quelli dell’uva. – sempre dal Fatto QuotidianoSe il vino fatto con l’uva ha bisogno della quercia, è perché manca dei requisiti essenziali per essere commercializzato. In ogni caso diventa un prodotto diverso e maschera, cioè nasconde, il prodotto vino“. Una domenica l’ho visto anche a Linea Verde, mentre sciorinava una serie di nomi illustri come Romanée-Contì, Chateau Lafite e Conterno, grandi produttori che non usano necessariamente la barrique per fare un grande vino (per chi non lo sapesse la barrique è quella piccola botte da 225 litri, con un alto rapporto tra la superficie del legno e il volume del vino, che grazie alla microssigenazione, modifica le caratteristiche del vino, arrotondando i tannini in breve tempo e conferendo delle note speziate al prodotto). Quindi non c’è da stupirsi se il suo vino riposa per cinque anni in grandi botti di rovere di Slavonia, con un filtraggio che viene effettuato solo poco prima dell’imbottigliamento. L’ulteriore affinamento in bottiglia, dai 6 ai 12 mesi completa l’opera.

Trovarsi davanti ad un Brunello Soldera, lo si sarà capito, è pertanto un raro incontro col vino della  tradizione, ben lontano con quei vini ruffiani che hanno spopolato nell’ultimo decennio. Soldera non ama i compromessi, questo sia ben chiaro. E sulle guide cosa pensa? “La critica vinicola è quasi del tutto inesistente. – sempre dal Fatto Quotidiano - Esiste la pubblicità all’industria del vino. Le guide hanno fatto pubblicità a vini che avevano bisogno di pubblicità per essere venduti”.

Di tutte queste riflessioni che, nella serata dell’inaspettato incontro col Brunello Riserva 1993 di Soldera, mi hanno solleticato la mente, mi rimane la scoperta intima e personale di un vino autentico, complesso, che ha continuato a cambiare minuto, dopo minuto. Nel bicchiere si è presentato di un bel color aranciato, luminoso e con tipica trasparenza da Sangiovese. Al naso abbiamo sentito subito una nota di pietra focaia che, dopo un po’, ha lasciato lo spazio ad un profumo etereo di smalti e petali di rosa essiccata. Il frutto è arrivato dopo, almeno al mio naso. Non posso dire che si trattasse di semplice confettura di frutti rossi, ma di una sua ulteriore evoluzione, ancor più intensa e persistente, intervallata da spezie dolci di grande eleganza. In bocca tannini sontuosi, vellutati, finissimi, di lunghissima persistenza. Un vino indimenticabile che vale quel che costa.


4 Comments

  1. Bell’articolo…una volta ho letto di qualcuno che diceva che non c’è bisogno di stappare un gran vino per un evento speciale, è già quello l’evento speciale ;)

  2. verissimo!:)

  3. Straordinario Soldera!

    Ad averceli amici così…

  4. ehehe…ne ho ancora 2

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