Posts made in dicembre, 2010

Di che segno gastronomico sei? Fai il test e inventa una ricetta

contest segno gastronomico

Lo so, l’idea sembra un un pò folle,  ma lasciatemi dire. Sono una di quelle persone che compra Astra solo a Gennaio. All’inizio di ogni anno questa rivista solletica il lato superstizioso che c’è in me. Il punto è che dopo l’attenta lettura del mio complicato segno (cuspide Sagittario-Scorpione, ascendente Leone) e di quanto dicono le stelle, la rivista viene impilata tra quelle per accendere il camino. Però mi è venuto in mente un giochino, spero non troppo scemo. Insomma, questo blog vuol essere anche un luogo di ristoro per menti affannate!

Credo che esistano persone dolci, salate, piccanti, amare (il che non ha nulla a che fare con le nostre preferenze alimentari)…e forse anche pietanze che si accordano meglio con queste “nature”, perciò mi è vennuta in mente una cosa: un test per capire REALMENTE a quale segno gastronomico – o gastrologico –  si appartiene e quali abbinamenti culinari vi si addicono di più. Tutto si basa sulla legge dei contrari: è chiaro che una persona dolce e paciosa forse avrebbe bisogno, ogni tanto, di un pò di grinta in più e allora perchè non un iniezione di peperoncini piccanti? :D

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Faraona alla romana

faraona piccante all'acetoOggi sarò breve. Ieri una mia amica mi ha detto che tutte le volte che apre il mio blog spera di trovare  - almeno una volta – un post telegrafico e invece giù valanghe di parole, che spesso c’entrano anche poco con un blog di cucina. Però lei intanto legge e scopiazza (sue testuali parole) per la sua attività di brillante “imbonitrice”, trovando  ispirazione per vendere meglio. Insomma sto blog a qualcuno serve.

 

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Auguri! E alla prossima ricetta (tra qualche giorno) che sarà proprio questa qui sotto

faraona arrosto aceto

Ho fatto la spesa, ho sistemato tutto – e per benino – in frigo e ho fatto la lista delle robe da fare: il menu, gli allestimenti luminosi, i regali da fare e quelli da eliminare e compagnia bella. Sarà un menù sobrio quello di questo Natale. Sarà il blog, sarà il lavoro, fatto sta che non ho nessuna voglia di passare due giorni ai fornelli. Ho optato per “il poco ma buonissimo” o forse poco e basta. No non è vero, buono sarà buono (echeccavolo…mica una debacle proprio il 25!) ma il punto è mi sarebbe piaciuto espatriare quest’anno, anche per il giorno di Natale. Una località tiepida e amena dove il 25 poter mangiare gamberoni alla griglia e Chardonnay sulla riva del mare.

Vabbè, Babbo Natale avrà in serbo qualche altra cosa per me…

Intanto…

Tantissimi auguri in corpo 52

a tutti i lettori lontani e vicini, consueti o occasionali, ciarlieri o meno. E pensandoci bene, se il prossimo post non sarà relativo a questo succulentissimo piattino prenatalizio (non proprio un’insalata di rinforzo) è solo perchè dovrò aggiornarvi sul nuovo contest che vi aspetta. Bellissimo: una cosina proprio da primo dell’anno. Al limite la faraona aspetterà un pò sul fuoco e sarà anche più buona.

Signore e  Signori, ancora auguri.

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Un calice di Germania

wein tedesco

Un giro in Germania vale un’intera vacanza, non solo per le belle Alpi Bavaresi, per la Valle del Reno o per Berlino, ma anche per gustare i loro vini, eleganti e raffinati, come il Riesling che qui si esprime massimamente per longevità e finezza. Germania, terra di vini in perenne equilibrio tra residuo zuccherino e acidità. Questa definizione, forse, rende l’idea di cosa ci si può aspettare. Il clima gioca molto o tutto nella maturazione dell’uva, ad una latitudine dove, anche d’estate, le temperature non sono mai troppo alte. Questo significa che occorre sfruttare quanto più possibile il sole, piantando i vigneti in collina, rivolti a sud, o in prossimità di corsi d’acqua che rifrangono la luce. Poco sole significa maturazione lenta, vuol dire vini meno alcolici rispetto ai nostri, nei quali rimane un residuo zuccherino non svolto che si equilibra grazie alla loro piacevole acidità.

Il territorio tedesco ha 103mila ettari vitati, con una filosofia produttiva che spinge la Germania verso rese ancora piuttosto elevate rispetto a Francia e Italia, in media 132 quintali per ettaro che scendono a 80 quintali nei vini di altissima qualità.

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Risotto all’Isolana con pasta di salame

risotto isola della scala

Il riso all’Isolana – il cui nome rimanda a una delle capitali del Vialone Nano, Isola della Scala – prevede due tagli di carne, maiale e vitello, ma accetta diverse varianti. Ho visto che in alcuni casi viene usato solo l’uno o solo l’altro, in altri ancora la pasta di salame, ed è questo che ho assaggiato a casa di Giordana.

 

Devo aver già detto altrove che il riso mi piace più della pasta. Lo cucino anche più frequentemente e le mie origini non possono non essere prese in causa per questa mia prevalenza culinaria: milanese, di nonni milanesi, di bisnonni milanesi, di trisavoli milanesi , insomma una specie protetta. Dunque, non che il risotto si faccia solo a Milano, ma il risotto è solo della Pianura Padana e zone limitrofe (limitrofissime) e in particolare della zona che si incunea tra Lomellina e vercellese. Stop. Per risotto intendo, chiaramente, il risultato di quella prassi gastronomica che prevede soffritto, tostatura, cottura e mantecatura.

 

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