Posts made in ottobre, 2010

Cavoli fritti e frattali

frittelle

Si dà il caso che subisca una certa fascinazione per le scienze esatte e per quasi tutte le discipline ad esse correlate. Questo per un motivo fin troppo semplice: non ne capisco un tubo! Quindi, anche se non ne capisco nulla, continuo a guardare trasmissioni sul canale science del National Geographic  e a leggere divulgazione scientifica nella speranza che prima o poi mi si schiuda il cervello. Per il momento ho un approccio puramente estetico alla cosa: guardo, ascolto (poco) e ammiro.

Tuttavia ho un vantaggio: durante tali visioni ho sempre accomodato al mio fianco un traduttore simultaneo – nella veste del consorte – che, mentre le immagini scorrono, spiega e chiarisce cercando di essere il più terra-terra possibile. Riconosco l’impegno ma, per me, che vedo la scienza (così, genericamente intesa…) come una materia che complica per spiegare fatti “semplici” (o forse sarebbe meglio dire elementari) essa rimane esoterica e misteriosa, al contrario dell’astrologia che, invece, semplifica ciò che semplice non è affatto e quindi mi è più congeniale.

Leggi il resto del post...

Pesci in carpione. Assaggi per sconosciuti

alici carpione

Non so voi, ma io non riesco proprio ad essere risoluta con i venditori telefonici. Sono stata una di loro durante gli anni dell’università e penso sia un mestiere allucinante. Ripeti, come il nonno con l’alzheimer, lo stesso disco per 4-8 ore, gentilmente. Ma ciò che ricevi – nel 90% dei casi – è un secco no, magari condito con qualche optional, tipo: “….ma non secchi più…vada a ranare…non ho tempo per queste diavolerie, io lavoro!…”.
Perché scusi, io cosa faccio? Crede che questo sia il mio hobby?

 

Quindi, quando mi telefonano per fissare un appuntamento, io dico sempre di si, anche se mi arriverà un dimostratore di bussolotti da caccia. Almeno qualcuno la sua percentualina se la piglia.

 

Leggi il resto del post...

La Ribollita

minestra ribollita
Non ho nessun legame con la terra toscana, le mie origini sono proprio altrove. Invece mio marito ha origini senesi e nonostante le sue altre radici lombarde, noto che i suoi gusti sono molto ancorati a sapori pepati e carnei. Io amo i dolci toscani perchè non li ritengo dei dolci. Per me un dolce è la Saint Honorè e non il panpepato, ma chi mi conosce sa che lo ritengo un plus e preferisco il castagnaccio al profitterol. Invece ho più “problemi” con la cucina toscana tradizionale. Ci sono cose superbe come i pici all’agliona, i crostini neri o la tagliata, ma devo essere onesta, se devo scegliere il piatto della domenica e travalicare i confini regionali, normalmente oriento la mia personale bussola del gusto più a est, nella la ghiotta Emilia Romagna o  mi dirigo verso raffinato Piemonte.

 

Tuttavia c’è una cosa che preferisco della terra toscana all’area, a me più nota, della Lombardia: la zuppa di verdure. Il minestrone alla milanese è squisito, va fatto in stagione, cioè in primavera, quando ci sono tutte le verdure fresche. Io lo faccio di rado, e preferisco mangiare quello di mia mamma che ha la santa pazienza di pulire le verdurine e tagliarle tutte uguali.

 

Leggi il resto del post...

Scones alla rosa

sconse alla rosa

Se devo essere sincera gli scones non li avevo mai assaggiati e quindi, per logica deduzione, mai fatti. Ci sono obiettivamente dei cibi di moda, un pò come i macarones, ieri misconosciuti, oggi acclamati, sicché anche a Milano – che, giustamente, non vuole farsi mancare mai nulla – è spuntato Laudrée, tra l’altro di fronte ad un altro tempio della gastronomia cittadina: Peck. Ma mentre per i leziosissimi macarones non vado pazza, anche se devo riconoscere un gran gusto architettonico e cromatico a chi li ha concepiti, ho scoperto quanto mi piacciono gli scones. E se non siete ancora giunti all’appuntamento con questi ultimi (o se state per farlo, in estremo ritardo come me), vi svelo in anteprima che hanno una consistenza morbida ma estremamente piena e molto più vicina a un panino che a una briosche. Tuttavia, da quanto mi è dato sapere, gli scones sono uno spuntino inglese che spesso accompagna il tè delle cinque, talvolta arricchiti con uvette, frutta secca o giù di lì e tendenzialmente dolciastri, ma non eccessivamente, il che contribuisce ad aumentare ai miei occhi il loro fascino.

Leggi il resto del post...

Aspic di cachi e marron glacè

gelatina di cachi e castagne Insomma come si dice o, meglio, come si scrive: cachi o kaki? E al singolare, rimane kaki o diventa kako o caco (un pò cacofonico)? Bè si dovrebbe dire kaki, sia al singolare che al plurale. Ho mangiato un kaki, ma anche ho mangiato dei kaki. Del resto è così anche per i kiwi, mica diciamo ho mangiato un kiwio, no? Però le lingue son mobili e dunque si adattano: si scrive ragout, ma da noi è corretto  dire ragù. Per lo stesso principio va bene anche caco, traslitterato all’occidentale. In ogni caso è uno dei miei frutti preferiti. Ma ho notato come sia difficilmente trattato nei dessert. Qualche anno fa, quando la gelateria Umberto di piazza V Giornate era ancora di Umberto, mi ricordo che c’era il gusto ai cachi. Delizioso. E dato che il signor Umberto era uno che amava il suo mestiere, ti diceva pure come abbinarlo e in che proporzione. Mai la stessa quantità per due gusti. Uno è sempre dominante per cui avrebbe soverchiato l’altro. E aveva ragione. Per cui, con il caco, massimo un 1/3 di cioccolato fondente rispetto al gusto frutta. Un genio!

Leggi il resto del post...

about me

continua a leggermi

Subscribe via RSS



Copyright testi e foto 2012 © Sara Melocchi