Archivio di agosto 2010
Cui prodest, a chi giova? Questa è la domanda che spesso mi pongo. Eh sì l’ammetto, sono una di quelle persone che cerca le verità nascoste, che si pone delle domande, che ama indagare, che non si accontenta delle versioni ufficiali. Avevo già capito che nel mare magnum di guide per ristoranti, vini e quant’altro ci fosse un mondo nascosto…no, non ho scoperto chi ha ucciso J.F.K., né tantomeno le verità sul 2012 … diciamo che in una serata, grazie ad uno stimato enologo AIS, ho capito come nascono, oggi, certe guide. Interessa? Leggete qui.
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A casa mia girava una storiella legata a questa torta, decisamente no frills e tipica del cremasco. In quel di Trescore – paese natio di mia mamma – pare che questo dolce fosse stato inventato da due arcigne sorelle, tali benedète. Queste “streghe”, oramai rassegnate allo stato di signorine – condizione decismanete ignominiosa per l’epoca – sbarcavano più che dignitosamente il lunario grazie alla loro nota parsimonia e a una panetteria, dove si trovava anche qualche dolcetto rustico di tradizione casalinga. Tra le glorie dello spaccio spiccava la Bertolina (qui altrimenti detta Bertoldina o Bertòlda) la cui ricetta – che tenevano ben stretta, al pari della loro virtù – faceva gola a molti.
Che vuol dire? Vuol dire che prima si fa un’insalata e poi ci si tuffano le orecchiette, condendo il tutto con abbondante olio extravergine d’oliva - il più buono che potete trovare – e cacioricotta fresco da grattugiare. Girate energicamente e a lungo e impiattate. Fresche, estive, velocissime e buonissime!
Le assaggiai parecchi anni fa in un noto ristorante pugliese a Milano. Il simpatico maître di sala – beh, sto un pò infiocchettando la cosa, in realtà è un posto piuttosto rustico nonostante le…sciccherie di mare e di terra (sic!) – porta in tavola una cofana di orecchiette, la grattugia, il formaggio in una mano, la bottiglia dell’olio sotto l’ascella e condisce tutto in tavola…poi gli chiesi: “Ma com’è sto nome che avete scelto per questo piatto…voglio dire, perchè minchiate?”. Ecco, fatevelo dire da lui, dal momento che la spiegazione me l’ha sussurrata nell’orecchio.
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