Coniglio in porchetta (ripieno) o Dei lavori precari

Lo so, la prendo un pò alla larga, ma ho un pensiero affiorante da qualche giorno e quella che riporto è una storiella nella quale qualcuno si potrebbe, forse, anche riconoscere.

 

Non so voi, ma a me a volte sembra di essere totalmente rincitrullita.
Per esempio, ai colloqui di lavoro. C’è da preparasi con giorni d’anticipo. Non è agitazione, non è questo. E’ che fanno domande che prendono in contropiede. Per esempio (tra parentesi quadra le risposte che vorrei dare):

 

    • Quali sono i suoi obiettivi per il prossimo futuro? [Vado a braccio]

 

    • Come si descriverebbe? [Non mi vede?]

 

    • Quali sono gli aspetti negativi del suo carattere? [Certo, li vengo a dire a te!]

 

    • Perché ha scelto di spedire un curriculum qui da noi? [Nebbia...(per caso?)]

 

    • Cosa si aspetta dal prossimo? [Quello che arriva]

 

    • Ha intenzione di avere dei figli? [Eh, eh…certo, come no, ti rispondo con il cuore in mano!]

 

 

Voglio dire: alcune di queste domande hanno lasciato a bocca aperta fior di filosofi, perchè le vieni a fare a me? Cosa credi di ottenere con queste pseudo-indagini motivazionali? Insomma io non ci credo. Credo, invece, ad un solido cv e alla simpatia reciproca. Punto.
Ma bisogna essere educati. E quindi via ad una marea di banalità. Ma no. No. Ora no. Adesso chi ti seleziona, affinché tu abbia un lavoro precario – così almeno lui continua a lavorare – ti dice: “Non cose che dicono tutti. Dobbiamo capire se la persona che abbiamo davanti è, non solo qualificata, ma anche motivata, se può contribuire con la sua marcia in più ad elevare il livello aziendale. In un certo senso ci deve sorprendere.”

 

Per questo bisogna elaborare vere e proprie reclame, show, strategie di comunicazione. E con diversi giorni di anticipo. Ma io ho da tempo dato fondo al barile. Davvero, quando andavo ai colloqui (per fortuna ora le cose sono un pò cambiate) e mi chiedevano perché desiderassi lavorare con loro, avrei voluto rispondere: “Perché devo pagare il mutuo! Ecco perché!”. Ma, anche qui, l’aspetto economico non lo si può toccare subito. Solo verso la fine, con nonchalance, come se ti interessasse poco. Sorridendo amichevolmente.

 

La solfa è un pò cambiata da quando sono libera professionista, anche perché il lavoro che faccio ora mi piace. Non solo per pagare il mutuo. Ed è in questa condizione che – sempre più spesso – trovo una tipologia di persona adorabile, quella che ti chiama e ti dice: “Questo è il lavoro, questa “la paga”. Le interessa?”
Ohhhh…che sollievo. Non devo stare li ad aprigli l’anima come dal confessore (per questo c’è già il blog, poi).

 

Ma prima, ve lo giuro, era una palla.
E quindi mi era sorta un’idea: perché non fare come la mia bisnonna. Mia madre non era certo la prima della classe e la nonna, disperata, aveva pensato di “corrompere” la maestra regalandole un dònel, un bel coniglio ruspante, affinchè avesse un occhio di riguardo per la nipote.

Ma si dai, perchè no, al prossimo colloquio andiamoci con il coniglio in porchetta, che è buono anche freddo, chissà che funzioni e si riesca a evitare la noiosissima prassi del selezionatore.

 

Scusate lo sfogo.

 

RICETTA (da La cucina italiana 2/02)

 

Ingredienti

 

    • Coniglio, 1

 

    • Lonza di maiale, 300 gr

 

    • Pancetta, 120 gr

 

    • Mollica di pane

 

    • Latte

 

    • Finocchietto selvatico, un bel mazzetto

 

    • Qualche seme di finocchio

 

    • Olio extravergine d’oliva

 

    • Aglio

 

    • Scalogno

 

    • Sale

 

    • Pepe nero

 

 

Disossate il coniglio con un coltello apposito o uno molto affilato, cercando di non lacerarlo troppo. Scottate in acqua bollente il finocchietto per pochi minuti e poi fatelo insaporire in padella con olio caldo, 2 scalogni e uno spicchio d’aglio tritati finemente. Lasciate raffreddare e mettete tutto nel mixer con la lonza, la pancetta, il pane ammollato nel latte e strizzato, cercando di ottenere un composto non troppo fine. Salate, pepate, poi stendetelo sul coniglio disossato e chiudetelo sormontando leggermente le estremità del coniglio. Legatelo con lo spago, mettetelo in una pirofila con olio e infornatelo a 200° per 1 ora e un quarto.

 

Prima di tagliarlo lasciatelo raffreddare per almeno mezz’ora. Il coniglio è buon anche freddo.

VINO CONSIGLIATO a cura di GIORDANA TALAMONA

Colli bolognesi Cabernet Sauvignon riserva doc

 

 

 


2 Comments

  1. bellissimo il paragone tra il coniglio ripieno e il mondo del lavoro..

  2. Grazie! ma è tristemente vero

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