Pesto al sedano e avocado

spaghi3 (1 of 1)Prima di sospendere il blog, per la meritata pausa estiva, volevo introdurvi ai mille piaceri del sedano e dei suoi innumerevoli usi.

Sì, perché prima di oggi io il sedano lo mettevo unicamente nell’acqua da brodo e nel soffritto per arrosti o ragù.

Poi il fistone rimaneva nel frigo ad appassire lentamente, mentre le foglie venivano tòrte per essere gettate via. Già mi era venuto il sospetto che con il sedano avrei potuto farci cose buone come il panino all’aragosta.

Ma era troppo tardi per quei chili di sedano che, immeritatamente, avevano già preso il via per la differenziata.

Per quelli a venire, invece, consiglio di utilizzare il sedano per un pesto freschissimo e molto estivo, che si sposa divinamente con il pesce, in particolare i crostacei.

A chi fosse sfuggito, ricordo che esiste una pagina FB dove, pigiando “mi piace”, potrete essere aggiornati in anteprima su tutte le ricette e i post di questo canale.

Pagina FACEBOOK di COOK AND THE CITY

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Taste& More: edizione speciale!

Taste&More Magazine summer ediction 2014

Oggi lunedì speciale per l’uscita di un’edizione straordinaria di Taste & More:  la sua fresh edition, scaricabile in PDF direttamente dal sito.

Va di scena il freddo, con una serie di ricette ad esso dedicate, sia dolci che salate. Che, voglio dire, per il mese di luglio è sempre un’ottima idea.

Io sono andata su un classico sempre gradito…

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Budino di mele (ricetta light)

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Mi sa che sto prendendo una brutta piega. Almeno dal punto di vista del blog. Poche ricette e per di più light.

Vi avevo detto che sentivo la necessità di perdere qualche centimetro. La mia amica Adriana ride e dice che mi baluginano idee insane.

Ma io vedo che l’età è sempre più difficile mantenere il peso forma. Almeno per me. Poi c’è mia suocera che si mangia due volte al giorno 120 gr di pasta, passa tra il divano e il letto e pesa 47 kg. Però il gelato non lo tocca. Sarà quello?

Come vorrei continuare a tranguagiare cannoli e parmigiane senza prendere un etto, come a 17 anni. Ricordo che l’estate dei 17 anni ero a Vieste con la mia amica Elena. Una di quelle mattine, dopo la disco, ci offrirono un vassioio di cornetti. Erano ad occhio e croce una ventina. La mia amica ne assaggia un paio, il nostro cavaliere cede il passo, il resto della combriccola circa 5 in tutto e io mi mangio tutto il resto. Il giorno dopo siamo partite, ci hanno riaccompagnate al treno, ma la colazione non ce l’hanno offerta (devo riconoscere, però, che ebbi un’indigestione così pesante che per anni non riuscii a toccare più un cornetto alla crema).

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Una bibita alla salvia e limone

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Ricetta che a prima vista si potrebbe sintetizzare con un noto detto milanese: “il bel nigutin d’or”, che poi, tradotto in un lessico comprensibile, significa un bel nulla d’oro. Insomma niente, una roba ben confezionata ma vuota.

Ma la cosa non sta così.

Gli ingredienti sono pochi, accessibilissimi ma la ricetta preziosissima.

Primo perché mi ricorda il sapore di alcune caramelle che trovavo (con una certa fatica) qualche anno fa. Passavano sotto il nome di caramelle digestive. Erano dei quadrotti che a fatica stavano in bocca, sobriamente incartati, marca Mera & Longhi, imbustati insieme ad un pot pourri di altri deliziosi e inconsueti gusti erbacei (genziana, liquirizia, lattementa, anice, camomilla, tamarindo…).

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Yogurt delle meraviglie…

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Qualche giorno fa mi è stata recapitata una sorta di raccomandata presso la mia casella di posta elettronica. Mittente Facebook. Isso mi sollecitava  – non senza garbo – a far qualcosa: la mia pagina facebook (sempre qui nel caso vogliate aggiungervi) era nullafacente, giaceva inerme in un limbo sospetto, insomma stava(o) facendo flanella. I miei abituali lettori ne avrebbero potuto patire…

Mi ero già preoccupata da sola, in realtà. Ma sapete com’è presa dal caldo improvviso, le belle giornate, le passeggiate in bicicletta, il giardino da riordinare ho trascurato decisamente il blog e la cucina di casa.

Sono quei momenti in cui non si ha nemmeno voglia di raccontare granché, anche perché, a conti fatti, di cose da raccontare ce ne sono pochine.

L’attività prevalente di queste settimane, oltre alle cose succitate, sono le pulizie prima di partire per qualche amena località e le grigliate di fine settimana con gli amici, che per il momento vi risparmio, dovendo ancora mettere a punto alcune tecniche di cottura e alcune ricettine per la bisogna

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Brioche butchy o il panbrioche con la panna

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Si, va bene, ma non vi esaltate sperando di potervi ingozzare di panbrioche come se non ci fosse il famoso domani. D’accordo non c’è il burro – e comunque è già tanta roba, anzi, robba – ma c’è tutto il resto.

Trattasi di un panbrioche che, nell’aspetto e nel gusto è – oserei dire – praticamente identico alla brioche di Nanterre. Ci saranno, poi, i puristi, che diranno che non lo è, che insomma come si fa a dire una boiata simile, che non si può, che non è da blog serio. Ma noi ci accontentiamo, sapendo di ottenere un prodotto ottimo, straordinario e, soprattutto, con la famosa caratteristica fondamentale di tutti i panbrioche degni di questo nome: la filosità.

Comunque dicevo, non c’è il burro, perché ovviamente c’è un trucco, che poi svelerò.

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Bis-cotto(ni) da colazione

bisco (1 of 1)Poiché da queste parti la colazione pare sia diventata il pasto più importante della giornata (e diciamo che dovrebbe essere così per tutti…senza voler insegnare niente a nessuno;) ho iniziato con divertenti sperimentazioni biscottifere e altre amentità, sebbene i biscotti non siano (ormai) proprio la prima scelta per il pasto del mattino. E’ da chiarire, infatti, che un “fondamentale” della colazione di casa mia è la varietà: sia mai che si presenti la stessa roba per due giorni consecutivi. La colazione con caffelatte e 3 biscotti o le fette biscottate l’ho abbandonata da tempo. Nun gne fò.

Non solo per una questione di gusto ma, dopo due ore, è garantito che ho ancora fame, specialmente se la colazione è stata dolce (ovvero come il 99% delle colazioni italiane). Evidentemente ho dei problemi con il metabolisomo degli zuccheri… ma tant’è.

Devo riconoscere che all’inizio non è stato facile, ho dovuto vincere la mia naturale diffidenza nell’affidamri a ricettari stranieri. Perché si sa, là la colazione la fanno meglio. Certo il cornetto con il cappuccino fumante ha sempre un motivo di esistere su questa terra, ma, per me, solo occasionalmente; per quanto mi riguarda è roba di poca sostanza.

Tanto per chiarire il quadro a chi se lo fosse domandato, le mie colazioni comprendono in piuttosto ordine sparso: pancake con ricotta, miele e frutta fresca, yogurt e caffè oppure un paio di crepe con una marmellata aspra, caffelatte e frullato alla futta senza zucchero o toast al prosciutto e formaggio con yogurt, miele e mandorle tritate  e caffè o ancora, una specie di pappone costituito da un porridge variopinto con frutta secca, frutti di bosco, olio di lino, yogurt bianco e miele di castagno sempre con caffè…a volte va bene anche una fetta di primosale con pane tostato. Il miele mi pare una costante.  Insomma vario.

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Risi e bisi

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E’ primavera, e chi fa “food” sa che, più che nelle rose, l’interesse del momento sta sul ramo del ciliegio.

E’ da qualche anno che le mie gite devono avere un risvolto gastronomico, se no picche. Quindi bene la gita presso l’apicoltura dove i bimbi imparano a stare in mezzo agli insetti e nel contempo ci si scucchiaia qualche vasetto di miele; bene la gita alla fattoria d’alta montagna dove i pargoli possono incontrare mucche e caprette e i genitori metter su panza con il burro di malga, ottimo l’incontro con la vigna soprattutto se al ritorno si riescono a evitare i fermi della polizia locale. Insomma tutto fantastico.

L’altro giorno passo davanti a uno di quei mercati paesani di bric e brac (ognuno svuota la sua cantina/soffitta e tenta di venderti delle ciofeche a 30 volte il loro prezzo reale) e tra un piattino sbeccato e una posata mezza arrugginita individuo il banchetto dei coldiretti. Un kg di pisellini novelli alla modica cifra di 2,50 euro. Un affarone dato che in città li ho visti pure a 7 eurini al kg.

PISELLI

Ho fatto risi e bisi, la ricetta veneta tanto amata dal Doge di Venezia e che per tradizione viene realizzata per la festa di San Marco.

Ora sulla ricetta ci sarebbero diverse cose da dire

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Una specie di spring rolls

 

spring2 (1 of 1)E’ una ricetta sui generis, primo perchè ha davvero poco a che fare con i veri involtini primavera cinesi, secondo perchè la loro realizzazione è talmente semplice e veloce che non andrebbe nemmeno menzionata in un blog di cucina serio.

Però, però…c’è un però. Tutti abbiamo prima o poi scorte verdurifere da esaurire. Parlo di carote un po’ agée, cavoli tristi e cipolle erborinate. Che poi non so cosa succede nei frigo di voi altri, ma almeno questa è la periodica realtà che vive il mio frigorifero.

Inoltre mi sono imbattuta nella pasta fillo surgelata, quelle cose che compro perchè so che mi potrebbero piacere ma poi, per un misto di parsimonia (la trovo difficilmente) e incertezza culinaria rimane a decantare in frigo per un po’ troppo tempo.

Vi dicevo, gli spring rolls cinesi  – che trovo tra l’altro buonissimi, anche quelli del cinese sotto casa – io li so pure fare, ci vuole un intero pomeriggio, però poi otterrete una fragranza e sapori unici. Se amate la vita facile devo dire che questa sono una dignitosissima versione, tra l’altro light, il che (sempre in vista dell’estate) non mi pare poco.

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Torta sbriciolata di Assunta con ricotta, fichi e nocciole…

torta Assunta (1 of 1)Sapete chi è Assunta no? Se non lo sapete ve lo dico io: Assunta è la mia referente per i dolci.

Che abbia un talento naturale per i dolci è indubbio, ma lei non li sa solo replicare egregiamente, lei li crea. E mi spiace per gli aficionados di finger food e stuzzichini vari ma, inventare un dolce che “funzioni”, non è come inventare la bruschetta tricolore o il rotolino in pastasfoglia da aperitivo.

Bene, non molto tempo fa, fui invitata ad una cena. In qualità di esimia food-blogger ospite (qui in provincia non sono ancora giunte voci allarmanti e godiamo ancora di un qualche prestigio) mi venne chiesto, nemmeno troppo velatamente, …” tu porta un dolce”. E io, che arrivo sempre a fine pasto piena come un uovo – tanto da non riuscire quasi mai a toccare il dolce -, al dolce non ci penso mai. Quindi mi obbligarono a pensare a un dessert che mi avrebbe stuzzicato anche se piena come un uovo. Capito no?

Allora, pensa tu che penso io, ho fatto pensare Assunta, la quale mi ha proposto, nemmeno troppo velatamente… “tu porta la sbriciolata di nocciole e fichi, che qui in parrocchia se la sono divorata”.

Del resto le parrocchie (ma soprattutto i curati annessi) sono, da sempre, una riserva di palati sopraffini…

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